Keys of the match: Assigeco Piacenza

chiavi-copiateDa: Il Piccolo a cura di Raffaele Baldini

La peggior cliente da incontrare la settimana prima del derby con Udine. L’Assigeco Piacenza è un covo di marpioni pronti ad abusare delle teste distratte giuliane. La chiave principale è rivolta quindi ad un aspetto mentale decisivo; più gli uomini di coach Eugenio Dalmasson saranno tarati a dovere per svolgere il proprio compito senza guardar oltre (derby ndr.), più la macchina biancorossa in fase di rodaggio troverà un ulteriore tassello per avvicinare l’apice della condizione. La strada intrapresa è quella giusta, ma i tranelli sono quelli celati dietro sfide apparentemente abbordabili.

Usato sicuro e di qualità – Due americani che sono sinonimo di classe ed esperienza. Kenny Hasbrouck e Bobby Jones fatturano qualcosa come 28,5 punti globali ad allacciata di scarpe, ma quello che non è quantificabile nei numeri è la leadership. Il primo già visto (e patito) quando vestiva la maglia di Ferrara, il secondo con esperienza NBA e lunga militanza in serie A, sono elementi in grado di cambiare marcia a proprio piacimento. Non bastasse, i complementi in maglia piacentina sopra i trenta anni (o quasi) quali Formenti, Infante, Borsato, sono l’ideale completamento di un quintetto capace di vincere le partire con la sola astuzia.

Alzare l’intensità, e dare tanto fastidio – Anche questa volta l’intensità difensiva sui quaranta minuti e l’aggressività al limite del fallo saranno le chiavi per mandare fuori giri l’Assigeco. Quando si affronta un roster pieno zeppo di “espertoni”, anche di livello tecnico superiore, il fastidio più grosso è quello di appioppare loro dei “disturbatori” di professione, quelli che rendono il gioco un po’ più “sporco” e le teste molto più annebbiate. Per questo motivo c’è già un uomo “in missione”: Roberto Prandin ha focalizzato Kenny Hasbrouck quale giocatore più motivante su cui difendere dalla preseason…

L’inserimento del “Citta” – Da quando esiste quel magnifico sport inventato dal Prof. Naismith, un giocatore intelligente è quanto di più semplice da inserire in un contesto di squadra già definito. Non tanto per una questione di scacchiera tattica, quanto per la capacità dello stesso di capire le logiche insite nel gruppo, captare le sfumature. Alessandro Cittadini quindi non sarà un problema, ma un valore aggiunto, da subito. Oggi l’Alma Trieste ha un uomo capace di occultare il canestro con la presenza intimidatrice in area pitturata, soprattutto sulle penetrazioni degli esterni; una presenza offensiva calamitante (occhio al numero di viaggi in lunetta), profonda, utile a liberare i tiratori per comode conclusioni “piedi per terra”.

Istinto corsaro – Abbiamo già descritto l’attitudine di un gruppo dalla spiccata personalità di interpretare una partita di pallacanestro e di portarla sui binari graditi. In questo caso, oltre alla saggistica stereotipata baskettara, c’è un riscontro negli archivi stagionali: se si eccettua la prima trasferta improba in terra bolognese contro la Segrafredo, la squadra allenata da coach Andreazza  è stata capace di espugnare campi complessi come Verona, Recanati e Ravenna. Tre su quattro vinte fuori dalle mura amiche…sarà noioso ribadirlo, ma se Trieste pensa solo un secondo a sabato 3 Dicembre, è spacciata.

Pubblicato il novembre 26, 2016 su HighFive. Aggiungi ai preferiti il collegamento . Lascia un commento.

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