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Analisi del giorno dopo: vittoria di squadra, il giorno di Upson e andare oltre il risultato

Il concetto di vittoria di squadra

La pallacanestro, ancor più del calcio, può sublimare il concetto di vittoria di squadra. La famosa teoria di 5 dita che da singolarmente non possono far niente ma che chiuse in un pugno hanno una forza dirompente. Senza Ike Udanoh (casualità?) l’Allianz Trieste è stata una squadra operaia, in cui ogni maestranza ha portato il proprio mattoncino, senza pestare i piedi al compagno di lavoro. Il break di Cavaliero (classe purissima), la rimarchevole abnegazione di Upson sulle due metà campo, la freddezza di Grazulis, le due triple di Laquintana… tutte piccole grandi cose che hanno mascherato (in parte) la statica espressione offensiva, le letture sciagurate di Doyle, di Fernandez e Laquintana, alcune dimenticanze dello staff tecnico. Non solo, andate a vedere come i compagni di squadra hanno reagito alla tripla “caccia-streghe” di Laquintana o ad una stoppata di Upson; una sorta di esultanza da stadio, abbracci sinceri in panchina, il miglior indicatore delle radici sane di un gruppo, viatico fondamentale alla corsa salvezza.

Bravo Devonte!

Non sono andato leggero nelle valutazioni del giocatore, purtroppo amaro scotto da pagare di un professionista che viene giudicato per quello che produce. Si è anche data l’attenuante di un ruolo da comprimario chiaro nel mercato estivo, pur considerando che senza Delia, parlavamo del secondo lungo a disposizione dopo Udanoh. E’ evidente che il ragazzo è uno di sani principi, è un soggetto solare capace di aspettare il proprio momento, senza isterie e atteggiamenti “malsani”. Dopo diverse partite da spettatore, sempre peraltro a supporto della squadra con la voce e con l’entusiasmo, è stato buttato nella mischia nella delicata sfida con Treviso, ed ha risposto alla grande. Soprattutto ha inciso nei momenti caldi, segnando canestri da sotto canestro e difendendo l’area con brillante verticalità. Una prestazione che, valutata secondo quanto sopra, spinge ad un pensiero legittimo: meglio un presunto fattore con punte di indolenza o un uomo-squadra che sa stare nel proprio orticello? Avete capito a chi faccio riferimento…

Oltre il risultato…

Per l’ennesima volta è doveroso fare un distinguo fra il risultato del campo e il percorso per arrivare alla vittoria finale. Se i due punti sono oro colato in saccoccia, è altrettanto onesto dire che a livello di gioco non ci siamo ancora. Per buona parte del secondo tempo i meccanismi offensivi sono apparsi macchinosi e apparentemente estemporanei; poco ritmo, cambi di lato lenti con pericolosissime stagnazioni sulle linee laterali, una sorta di bestemmia tecnica per i santoni della pallacanestro. Per fortuna, a differenza di altre volte, si è avuto l’ardire di guardare anche in area pitturata, dove spesso Delia e Upson hanno ricevuto palloni comodi da recapitare a canestro. Voglio essere ancora più schietto: nell’impasse del terzo quarto, qualsiasi squadra meno stanca di Treviso avrebbe piazzato un break tramortente e difficilmente recuperabile.

“Non si è fatto ancora niente”

Pagina 11 del manuale dei luoghi comuni sportivi: “non abbiamo fatto ancora niente” è la frase post vittoria di un qualsiasi addetto ai lavori in previsione di sfide più probanti. Ebbene, mai come nel caso dell’Allianz Trieste ha diritto di cittadinanza. Il “bonus” preso con Treviso potrebbe essere cancellato e trasformato in “gap” qualora non si riuscisse a superare Varese domenica. Adesso diventa fondamentale recuperare quel minimo di energia per provare a spingere la formazione lombarda a distanza di sicurezza, pur considerando che ci sono troppi elementi motivati dall’altra parte per non prenderli in considerazione.

Raffaele Baldini