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Analisi con profumo di playoff: siamo ancora in serie A, i segnali di coesione e i graditi ritorni

Siamo in serie A!

Scontato? Per niente. La Pallacanestro Trieste si è garantita la permanenza nella massima serie con tre giornate d’anticipo. Pensare che sia dovuto per chissà che investitura divina vuol dire essere fuori dal mondo; Trieste non è Milano o Bologna, per cui le economie arrivano senza troppi sforzi, e probabilmente non è neanche Treviso, Brescia o Trento. Siamo tristemente la città come rapporto benessere/senso di appartenenza più basso d’Europa. Abbiamo il mare e il Carso, ci gonfiamo il petto per competenze locali e realtà famose nel mondo, ma quando si chiede si supportare nobili tradizioni sportive, si fanno spallucce. Quindi ogni risultato sportivo che tenga la pallacanestro locale fra le 16 piazze più importanti d’Italia, è degno di nota. Il richiamo partito dalla Curva Nord ai giocatori per tornare sul parquet è la materializzazione di quello che intendo come senso di appartenenza; non è un caso che ci macina chilometri, chi va a lavorare due ore dopo esser tornato da una trasferta, chi è sudato a fine partita più dei giocatori, chi spende per amore dei propri colori… incarna naturalmente la gratitudine verso gli attori protagonisti, portandoli in trionfo.

Segnali di coesione

Ci sono piccole/grandi sfumature che indicano la via. Tutti siamo consapevoli che nello spogliatoio Allianz c’è stato un confronto schietto, un’unità di intenti ritrovata che ha svoltato il trend negativo di qualche settimana fa. Chi volgeva lo sguardo ieri verso la panchina, ha potuto avere tante conferme: i tre leaders (Banks, Davis e Grazulis) spesso vicino alla panchina a cercare le direttive di coach Ciani, attenti, con un linguaggio del corpo di completa fiducia reciproca. I cinque in panchina spesso in piedi, ad incitare i compagni, a differenza di quelle facce da funerale dall’encefalogramma piatto di qualche partita fa. Un giocatore, Corey Davis, che dopo una prestazione personale non indimenticabile, non tarda a pubblicare con slancio entusiastico la classifica con Trieste rientrata nelle magnifiche otto. Segnali.

Andrejs Grazulis

Spesso ho scherzato nelle pagelle, anche con toni grevi…semplicemente perché il giudizio era proporzionato alla potenzialità (e quindi alle aspettative) del giocatore. Il lettone è un cestista con tantissimi pregi: difende benissimo, sa sfruttare il fisico con forza e tecnica in fase offensiva, capace di colpire dall’arco quanto è in un buon momento. Cosa non secondaria è che, con l’innalzamento del suo rendimento, la squadra quasi sempre vince. Insomma, Grazulis è oggi quello che era Fernandez ieri, il barometro del gruppo. Se solo riuscisse a dare continuità alle prestazioni, con presenza e durezza mentale, probabilmente avremmo il classico giocatore/franchigia, quello per cui la riconferma, diventa un atto fisiologico con assegno in bianco.

Eppur si muove…

Siamo sicuramente lontani dai “pienoni” canonici a cui ci aveva abituati il Dome. La Curva Nord ha sopperito per decibel a quella mancanza, ma i tempi sono maturi per cambiare la rotta anche da questo punto di vista. L’aspetto molto positivo è che ci sono state tante persone a “bagnare” il proprio “esordio” sui gradoni dopo un paio di anni di assenza, segnale chiaro di come si stia tornando alla normalità; proprio queste persone devono fungere da apripista per i tanti dubbiosi, per i “divanari” che hanno confuso la comodità con la passionalità. Mai come nel basket il teatro degli spettacoli “live” genera adrenalina, trasporto emotivo, esattamente come un evento musicale; pensare di vivere un concerto dei Rolling Stones guardandolo alla TV sarebbe come annusare un fiore sullo schermo di un PC. Seminare con Treviso all’ultima partita casalinga, significa raccogliere domani il frutto della passione.

Raffaele Baldini