Si arranca ma c’e’ vista, l’Acegas vista in TV

Non c’e’ la ESPN e nemmeno la TNT, la Grande Mela pero’ mi regala un sano tuffo nelle origini della passione, nella lontanissima Trieste grazie alla diretta su Sportitalia; da buon italiano d’esportazione momentanea, in un percorso a ritroso rispetto al lontano 1970, anno del mondiale vinto da Benvenuti su Griffith al Madison Square Garden con tutta Trieste alla radio, mi incollo al pc per vedere le gesta dell’Acegas Trieste di coach Dalmasson, ferita dopo gara 1 e intenta a pareggiare la serie in gara 2.

La limitatezza di un giudizio viziato dal “vincolo catodico”, non puo’ esimermi comunque a formulare un punto di vista su quanto accaduto. Non facciamo i sofisti e andiamo al concreto, una vittoria il 5 di Giugno dopo un’estenuante stagione e dopo un turno e una partita da “spalle al muro”, e’ oro che cola, soprattutto un ricostituente per il morale sotto il valore minimo di soglia.

Al di la’ delle considerazioni del telecronisti di Sportitalia (mah..), sicuramente il match ha denunciato il livello di “riserva” della benzina di ambo le formazioni; quando Trieste ha subito per l’ennesima volta il pick’n roll Rajola-Rossi con efficacia pari a quello Stockton to Malone, allora si puo’ decretare senza smetite che Carra e soci non hanno piu’ le gambe di un tempo. Gandini si trascina con orgoglio ed e’ comunque sempre utile, la vera linfa oramai resta quella dei giovani, da Ruzzier a Mastrangelo, da Urbani e Bonetta (e Scutiero siamo sicuri non serva?). L’orgoglio della truppa di Dalmasson e’ impersonificato da capitan Moruzzi, unico che trasuda voglia di Legadue anche oltre lo schermo televisivo e a distanza di chilometri.

Ora si andra’ a Chieti, terra anche questa calda e come con Ferentino, teatro di un’altra Legadue possibile per i padroni di casa; l’input importante che puo’ venire dai biancorossi di Dalmasson e’ che, anche il piu’ anestetizzato giocatore di pallacanestro di fronte alla sola idea di fare da spettatore per la seconda volta a festeggiamenti altrui, dovrebbe vedersi generare un istinto tale per cui sarebbe disposto a vendere l’anima al diavolo perche’ cio’ non accada. La compagine teatina ha caratteristiche simili a quelle di Ferentino (eccetto per i ruoli dei protagonisti), un paio di giocatori leader (Rajola, Raschi e Rossi) e tanti complementi che, fra giocate goffe e canestri trovati, riescono a mantenere pericoloso il prodotto sulle tavole parchettate.

Gara 3 rappresentera’ come sempre la chiave di tutta la serie, e adesso dico qualcosa di forte perche’ sono realmente convinto: qualora malauguratamente la Pallacanestro Trieste 2004 fallisse anche il secondo tentativo, sarebbe una delle piu’ clamorose e assurde debacle’ sportive vissute a Trieste, che non scalfisce la bonta’ di un’annata, ma che segna indelebilmente un paradosso grande come una casa rispetto ai valori stagionali; tradotto, l’Acegas allenata da Dalmasson era nettamente piu’ forte di Ferentino e Chieti, un gioco perverso di fine maggio-inizio giugno ha incomprensibilmente ribaltato tutto….

Possibile?

Raffaele Baldini (www.cinquealto.wordpress.com)

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