La riconoscenza e’ un valore, il ricordo indelebile di uomini vincenti
“la riconoscenza non esiste in natura, per cui inutile pretenderla dagli uomini” soleva sentenziare il criminologo e antropologo Cesare Lambroso, merce sconosciuta nello sport moderno.
Alfredo Moruzzi, Leonardo Zaccariello, Innocenzo Ferraro, Marco Maganza, Alessandro Scutiero, Luca Bonetta e Giacomo Zecchin invece possono garantirsi il rispetto dei primi depositari di un ricordo indelebile, i tifosi, testimoni di una promozione in Legadue che lascera’ un’eco per lungo tempo. Non parliamo di “eroi” perche’ eroi sono altri (e sicuramente non nello sport), ma di UOMINI che dal primo di giorno di permanenza a Trieste hanno dimostrato professionalita’, attaccamento alla maglia e abnegazione verso un obiettivo neanche sperato alla vigilia; uomini che non hanno lesinato gocce di sudore neanche quando un momento di empasse societario aveva privato loro dello stipendio per un paio di mesi, o quando il fisico chiedeva time out per una stagione lunga e faticosa.
La cavalcata della scorsa stagione assumera’ nel tempo il valore di un manufatto artistico, cioe’ sempre piu’ esponenziale, la patina degli anni che passano non scolorira’ il vivido ricordo dei balzi insensati di capitan Moro, il dinoccolato incedere di “Inno” o le provocazioni condite poi da triple del “Zac”, tutto sara’ esattamente conservato nella memoria, in 7000 o quasi scrigni pieni di passione cestistica.
Ora chi a Corato, chi a Ostuni o in altre parti dello stivale fara’ valere la legge del giocatore vincente proveniente da Trieste, le proprie squadre avranno di diritto ambizioni importanti e i tifosi possono a ben vedere sognare, mentre l’Acegas battagliera’ sul palcoscenico da loro conquistato. E’ la legge dello sport, passano gli uomini e le situazioni sportive, restano le pagine scritte di pallacanestro giocata, con epilogo da lieto fine come la sirena del quarantesimo minuto di Trieste-Chieti gara 5.
Nella pallacanestro i grandi che hanno arricchito lo sport palla a spicchi usano dire che quando c’e’ l’intesa basta uno sguardo per capirsi, per cui nonostante tam tam mediatici (addirittura petizione popolare per riavere capitan Moruzzi in squadra quest’anno), pacche sulle spalle e congratulazioni….sarebbe bastato un episodio ben piu’ insignificante per suggellare la definitiva simbiosi fra citta’ e squadra: ultimo minuto dell’ultima partita di campionato contro la Bawer Matera, tutto il pubblico si alza spontaneamente in piedi per una standing ovation riservata ai protagonisti della stagione. Come a dire, i play off sono una lotteria, la guerra di una stagione fatta di singole dure battaglie, per i triestini, era vinta!
Si, proprio i triestini tacciati spesso di freddo fatalismo ma che poi ricordano anche il piu’ lontano protagonista della storia sportiva cittadina, una storia fra l’altro che nel genere della palla al cesto a una sua precisa dignita’ a livello italiano. Per cui, Moro, Inno, Zac, Maga, Scuty, Luca e Giacomo, sappiate che sotto l’alabarda i vostri nomi resteranno scolpiti nel cuore degli appassionati di basket.
Raffaele Baldini (www.cinquealto.wordpress.com)
Scrivi una risposta a jinso Cancella risposta