Tre indizi che fanno una prova: l’Acegas è una squadra forte

Sempre con il freno a mano tirato, sempre con la circospezione di chi è appena entrato in Legadue, però si fa fatica a nascondersi dietro ad un dito: Trieste ha 8 punti,  ha perso ai supplementari avendo due volte la palla per vincere a Pistoia, ora prima in classifica, ha fallito una sola partita a Brescia, peraltro anch’essa silenziosamente ad 8 punti e alla faccia del relitto dipinto in sede di pre-season. Ma vediamo gli indicatori  chiave di questa squadra che cresce di partita in partita:

–          Camaleontica: adesso la squadra di stampo dalmassoniano votata alla difesa (che Dio la conservi così, perché secondo il mio inutile parere, è la chiave per vincere le partite), è riuscita in Sicilia ad accettare i ritmi avversari mantenendo qualità e produttività offensiva, segno di capacità nei singoli e gioco di squadra.

–          Carattere: inizio negativo con parziale subito in un campo caldo, Ruzzier infortunato e Brown con 4 falli nel primo tempo; cotanta scure sulle velleità triestine non ha scalfito minimamente il gruppo che ha continuato a macinare gioco e con la “stessa faccia” dal primo all’ultimo minuto.

–          Coinvolgimento: continua il virtuale passaggio di testimone fra i componenti dell’Acegas, ogni sera uno, due o più protagonisti, sempre diversi, a parte il faro Jobey Thomas. Anche il più silente (non negativo eh, sia ben chiaro) giocatore dall’inizio della stagione, capitan Carra, ha messo un’impronta decisiva sul match, e, con l’infortunio di Ruzzier, è una manna dal cielo.

Dopo Ron Rowan, un altro “white-shooter” fa impazzire Trieste

Qualcuno potrebbe dire che non è un’anomalia per Trieste avere un giocatore simbolo statunitense bianco che fa le fortune della squadra, dai tempi remoti di Ron de Vries o Tim Dillon, passando per Ron Rowan e per finire con Nate Erdmann. Jobey Thomas, al momento, è forse il giocatore che più incarna onnipotenza cestistica su un rettangolo parchettato nella categoria. Nella settimana enigmistica potrebbe inserirsi nella rubrica “trova l’errore”, visto che facciamo fatica a trovarglielo in questa prima parte di stagione: segna con continuità e con decisività, difende alla grande, coinvolge i compagni e non lesina suggerimenti ai più giovani, attitudine professionale inattaccabile, non fuma e non bestemmia…. e parla italiano! A parte gli scherzi, l’uomo da Charlotte è oro colato per coach Dalmasson (gran scelta estiva quella di affidarsi ai suoi servigi ndr), un terminale solido come Thomas da sicurezza ai compagni ed è una coperta di Linus fondamentale nei momenti di crisi. Ora, giusto per rompere l’idillio ma mettendo le mani avanti: fra poco tempo comincerà il carosello di società di serie A1 desiderose di rinforzare i roster con giocatori di qualità, e quasi sempre il bacino migliore è rappresentato dalla Legadue; il binomio salvezza certa-monetizzazione fa paura in tal senso, la società si renda conto che Jobey Thomas è patrimonio cittadino sportivo, ormai un idolo della platea del PalaRubini…a buon intenditor…

“Nikita” va preso così per ora, senza troppi cervellotici ragionamenti

Il dibattito ormai ha del grottesco: settimanalmente si aprono forum fra i tifosi con l’argomento del giorno: Mescheriakov è il giocatore di Capo d’Orlando o quello di Pistoia? La mia risposta è semplice….Nikita è tutte e due le versioni! Ricordiamoci sempre che questo ragazzo di 24 anni è nato in Bielorussia, ha masticato basket USA all’università, catapultato nel basket italiano dove non conosce nemmeno la lingua, quindi ESORDIENTE a 360 gradi! Pensate che Ondo Mengue e Fall hanno già due elementi su tre a proprio favore rispetto a Mescheriakov, la lingua e la conoscenza del campionato italiano, seppure a basso livello. Bisogna avere la capacità di leggere le situazioni nella loro complessità, non considerare il prodotto finito, magari contestualizzandolo ogni domenica. Date tempo a Nikita di capire (e al ragazzo intelligenza non manca), soprattutto valutatelo in funzione del gruppo, perché se è vero che il basket è gioco di squadra è anche vero allora che va interpretato in funzione della chimica fra tutti componenti; altrimenti sarebbe come giudicare un’automobile dalla ruota anteriore destra o, per restare in ambito cestistico, considerare Milano fenomenale vista la qualità dei singoli!

Raffaele Baldini (www.cinquealto.wordpress.com)

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