Operazione salvataggio del basket italico: tornare al bianco e nero

Torniamo al bianco e nero, il vintage per salvare il basket italiano

laurelDi solito le ristrettezze economiche dovrebbero aguzzare l’ingegno, la capacita’ camaleontica di cambiar pelle per garantire uno standard di vita; la pallacanestro e’ nel momento piu’ buio di sempre, non ci sono soldi, ma non in Legadue o nelle serie minori, dappertutto. Necessario quindi applicare un “piano Marshall” per non vedere definitivamente consumarsi un grande spettacolo sportivo, vederlo svilirsi fra chiusure anticipate, svendite di giocatori e buchi di bilancio come voragini. Allora il compromesso fra quello che propone Obradovic (uomo influente del basket europeo) e quella che e’ una realta’ italica sin troppo evidente e’ il seguente: unica lega europea a mo’ di campionato NBA per club ricchi a prescindere, vedi Milano (non penso di annoverare Siena dopo le questioni legate al Montepaschi) e poi un unico democratico progetto per tutto il basket nostrano: squadre composte da giocatori indigeni o con residenza nella citta’ di appartenenza, dando quindi vita al piu’ concreto investimento sui vivai locali, tagliando sensibilmente i costi che ora non possono piu’ essere sostenuti. Ecco quindi che tutti avrebbero l’interesse a lavorare sul settore giovanile senza scopi “mercanteggianti”, inoltre si creerebbe un indotto in termini di coinvolgimento cittadino senza pari, esaltando il senso di appartenenza. Ovviamente per garantire spettacolo ci sarebbero uno o due stranieri, molto utili anche a forgiare i giovani e come sempre per vendere i biglietti, cosa mai marginale nel bilancio di una società. Vi immaginate l’esaltante caccia al titolo italiano con un azzeramento totale dei valori extra cestistici che hanno veicolato tutte le fortune sulle solite note, citta’ di provincia che con nidiate importanti possono mettere paura a metropoli e le stesse macro aree ad essere costrette a lavorare piu’ sulla qualita’ che sulla quantita’?. Trieste che ruolo avrebbe in questo fantomatico delirante quadro d’insieme? Se non proprio una posizione egemone poco via, rare piazze in Italia possono costruire con i propri giovani una squadra competitiva in DNA, e tutto questo dopo anni di oblio per quello che concerne la prima squadra e per una citta’ dall’economia in uno stato di implosione; non ne parliamo poi dal punto di vista mediatico-passionale, ci sono prove concrete da questo punto di vista: sapete qual’e’ stata la squadra piu’ amata ancora oggi dagli appassionati di basket triestini? No, non e’ la Stefanel (o almeno non al primo posto), bensi l’Hurlingham nero-verde, guarda caso annate che non sono ricordate negli almanacchi dei trofei italiani ma nei cuori della gente, manipolo di ragazzi locali, qualche foresto capellone con la chitarra appresso e alcuni americani che hanno inebriato la fine platea di Chiarbola. Comunque, al di la’ di questo slancio campanilistico fine a se stesso, veramente qualcuno nella stanza dei bottoni deve avere il coraggio di invertire la rotta con un riassetto globale del sistema pallacanestro, e chissa’ che quello che per taluni puo’ rappresentare un passo indietro, per altri potrebbe garantire la “rivoluzione in salsa vintage” che rilancia il movimento.

 

Raffaele Baldini (www.cinquealto.wordpress.com)

Pubblicato il febbraio 4, 2013 su HighFive, News. Aggiungi ai preferiti il collegamento . 1 Commento.

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