Nuovo Cinema….Ferroviario, per una sera rivive le emozioni di un tempo in ricordo di Andrea Dimini

In ricordo di Andrea Dimini, in ricordo del Ferroviario che fu

1424314_663744113665612_541934365_nUn’istantanea, un teatro che per questioni logistiche non poteva essere il mitico campo all’aperto del Ferroviario di Viale Miramare (“la galleria”), ma uno spirito rimasto intatto da quasi tre decadi; è il ritrovo della squadra del DLF 1985-88, allenata da un istrione come Massimo Guzzone, in nome di un amico mai dimenticato come Andrea Dimini. L’occasione era propizia per rinverdire in senso generale la storia, ormai dimenticata nell’archivio ingiallito del tempo, di una società importante come il Dopolavoro Ferroviario; come sparring partner del gruppo 85-88, una rappresentanza del manipolo che fece il doppio salto di categoria, dalla Promozione alla C2, ovviamente guidati da un’istituzione come coach Sergio Perini.

Sguardi, abbracci e racconti di persone che non si vedevano da anni, un’empatia mai venuta meno per chi ha combattuto assieme partita dopo partita, per chi ha condiviso momenti di vista adolescenziale con un denominatore comune, la palla a spicchi; chi cerca di riproporre “cavalli di battaglia” tecnici, rigorosamente al rallentatore, chi di centellinare le risorse sino alla sirena del quarantesimo minuto, tutto molto goliardico se non ci fosse una partita da disputarsi. Dopo i convenevoli, è battaglia vera, Perini e Guzzone a riempire l’ambiente di indicazioni e di trucchi del mestiere per disturbare l’avversario, nel rettangolo di gioco diverse spigolature in virtù di un senso d’appartenenza e del motto “meglio vincere e fare bella figura, che perdere e fare brutta figura”.

Per la cronaca, vittoria di 4 punti dei più esperti trascinati dal trio Kauzki, Ledda e Apollonio, per i ragazzi di Guzzone un rammarico esplicitato dalla linea della carità, una tragedia a cronometro fermo con medie esileranti. Alla fine l’arbitro d’eccezione, il buon Enzo, decreta la fine delle ostilità (e la sua pace dopo proteste da ambo le parti), ma soprattutto viene dato il via al terzo tempo da consumarsi in un locale cittadino.

1462743_1437511763138163_1605181226_oCi sono aneddoti e cose da dirsi, anni e anni di lunghe distanze e vicissitudini meritavano un momento di confronto; così tutto si ferma, la macchina del tempo virtuale ripropone senza sbavature il periodo vissuto in una società ma soprattutto in un luogo che dire mitico è poco: la galleria chiusa, il tendone e la neve a bordo campo, quei piastrelloni intalcati più adatti al pattinaggio che alla pallacanestro, spogliatoi datati e spochi. Poi la “succursale” del campo principale, per quelli che non si stancavano mai con la palla di basket fra le mani, il campetto in cemento alla fine di una scala irta; anche là si è visto e provato di tutto, partite, esercizi ma anche storielle di adolescenti senza pensieri.

Tutto passa, il campo del Ferroviario trasformato in campo di calcetto, il campetto dismesso e persone che non ci sono più, una sceneggiatura da “Nuovo Cinema Paradiso” che cancella simulacri ma per fortuna non le indelebili emozioni vissute; Andrea Dimini non si preoccupi da lassù, il tempo ha allargato irreversibilmente le distanze fisiche ma non i ricordi, dannatamente forti in tutti i protagonisti. Il Dopolavoro Ferroviario per una sera è tornato a vivere, a respirare l’aria salubre di una pallacanestro romantica che non c’è più.

I love this Game!

Raffaele Baldini (www.cinquealto.wordpress.com)

Pubblicato il novembre 22, 2013 su "Risposte al lettore", HighFive. Aggiungi ai preferiti il collegamento . Lascia un commento.

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