Pesce grande mangia pesce piccolo, la sparizione delle societa’ locali

squaliLa lenta sparizione delle societa’ locali

Globalizzazione, o contingenza economica che sia, la pallacanestro si adegua ai tempi, partendo dalle fondamenta. Nella vasca, divenuta sempre piu’ piccola, la legge del pesce piu’ grande sta segnando il futuro, 3-4 squali regneranno in regione in nome del basket giovanile.

Trieste e’ stata l’avancorpo di questa rivoluzione, peccato che l’idiosincrasia del popolo giuliano alla collaborazione (impossibile mettere d’accordo un condominio, figuriamoci il resto), abbia inevitabilmente rotto il meccanismo: nessun accordo fra Basketrieste, Azzurra e Servolana e quindi ognuno per se’ e Dio per tutti. Ad onor del vero in realta’ qualche fisiologico accorpamento era avvenuto precedentemente, con piccole (ma storiche) societa’ locali a dover accettare l’inevitabile.

Ma l’estremizzazione del concetto sta per avvenire in Friuli (stando a voci attendibili): un macro-concentramento di giovani atleti sara’ sotto l’egida della GSA del Presidente Pedone; una presenza ai campionati U19, U17, U15 e U14, tutti in Eccellenza/Elite, con l’obiettivo logico di vincere piu’ possibile (apriremo a parte il capitolo di quanto conti vincere un campionato negli U14 e U15). Al progetto aderiranno CBU, UBC, Laipacco e APU/GSA.

La legge della selezione naturale necessariamente attuera’ lo spietato corso: i giocatori che non fossero ritenuti idonei per i roster, potranno decidere di fare un modesto campionato regionale, di cambiare squadra (quali rimaste?), o di smettere.

Mi sbagliero’, la sensazione e’ che questa filosofia porti due contro-indicazioni quasi certe: la prima, quella di un calo drastico delle squadre e societa’ nel panorama regionale; la seconda, e ben piu’ grave, l’estinzione giovanile entro i 20 anni d’eta’, a meno di 12-14 privilegiati per categoria. Rabbrividisco onestamente a pensare una battaglia senza quartiere in ragazzini di 14-15 anni per un posto in squadra, una spada di Damocle puntata sulla testa nello spensierato far sport di un adolescente.

Se a tutto sommiamo poi le nebulose collaborazioni (e conseguenti naturalizzazioni facili) con Senegal e altri stati africani, allora il futuro non lo vedo roseo.

Sono sempre stato un convinto fautore della costruzione di un giocatore sin dalla giovane eta’, anche anteponendo un sacrificio di tipo professionistico al morbido approccio moderno occidentale; pero’ tutto questo non deve prescindere da un concetto chiave: LA PASSIONE per il gioco. Se ai piccoli cestisti non dai neanche tempo di appassionarsi, se prima ancora di dar loro la palla in mano li incastoni in una gerarchia rigida, allora poi non lamentarti se a neanche 20 anni il ragazzo medio sceglie un cocktail e una discoteca, al campetto con due canestri.

Spero vivamente di sbagliarmi…

Raffaele Baldini (www.cinquealto.wordpress.com)

Pubblicato il luglio 23, 2014 su "Passi in partenza", HighFive. Aggiungi ai preferiti il collegamento . 2 commenti.

  1. Purtroppo la sua analisi è tristissima ma per fortuna esistono ancora isole felici, vedi ad esempio il Nuovo Basket 2000 di Pordenone.
    Certo che per le società piccole è sempre più difficile continuare, con il governo nazionale che considera lo sport giovanile e il volontariato che lo fa muovere un altra vacca da mungere…
    Cordiali saluti,
    Andrea

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