Test poco attendibile… perchè?

DSC_3464Tanti esperti in materia si sono affrettati a derubricare la vittoria di ieri della Pallacanestro Trieste 2004 contro Veroli, come test troppo poco attendibile vista la caratura avversaria. In assoluto ci sta, anche se la squadra di coach D’Arcangeli ha un progetto ben definito e a lunga gittata: far crescere i giovani virgulti della Stella Azzurra (La Torre in primis), affiancare due americani (uno di sostanza, Legion, e uno… di contorno), e sperare di salvarsi magari all’ultima giornata.

Sfugge però alla maggioranza una sfumatura: qual è l’obiettivo di Trieste? Su chi deve parametrarsi Carra e soci? Bene, l’obiettivo dichiarato è mettersi 2 formazioni sotto in classifica al consuntivo del campionato. Allora, perché fare troppo i sofisti? Pensare di avere già Veroli dietro non è già un 50% dell’opera? Quindi, a mio modesto avviso la vittoria di domenica è un test più che attendibile, e il risultato è più che positivo.

Il sorriso più ampio nel vedere la squadra di Dalmasson, non è riferito a Holloway, né a Stefano Tonut, bensì alla ritrovata “garra” nel difendere, quel meccanismo sincronizzato nel mettere le mani addosso entro i limiti, per far perdere la testa alle avversarie. Tutti hanno contribuito, lo stesso tronco d’ebano Murphy, coinvolto offensivamente (ve l’avevo detto!), ha sporcato diversi palloni, spazzolando invece l’area pitturata a rimbalzo. Un altro aspetto conseguente alla difesa aggressiva, è balzato agli occhi come una chiave per il futuro: in transizione rapida Trieste può fare male, con speedy-Grayson, guardie atletiche e pseudo lunghi che corrono bene in contropiede come Holloway, i canestri arrivano facilmente.

Stefano Tonut continua ad essere il valore aggiunto, dalle sue penetrazioni con la prima linea di difesa battuta, si creano soprannumeri e quindi scarichi comodi per tiri piedi per terra; nel “peggiore” dei casi, uno slalom alla Alberto Tomba per due punti, o fallo subito. Tutto ancora dovendo recuperare la miglior forma di Prandin (già molto in alto nelle classifiche di gradimento del coach), di Mastrangelo (scampoli del giocatore ritrovato) e la precisione di Grayson, uno che ha dimostrato spesso di avere il mirino a fuoco in pre-season.

ORA si, alla fine di questo preambolo, è possibile cavalcare il credo dei “pompieri” del giorno dopo, o della sera stessa, dicendo che l’eredità post Veroli è circoscrivibile ad una dose massiccia di autostima, e qualche miglioramento tattico evidente. Si deve crescere ancora tanto, manca sempre almeno un giocatore (Antonutti meriterebbe lo sforzo economico ndr.), e poi la barca giuliana potrebbe navigare in acque, se non tranquille, perlomeno controllate.

Ora si va in terra sicula, quale miglior modo di testare la caratura mentale fuori dalle mura amiche.

Raffaele Baldini (www.cinquealto.wordpress.com)

Pubblicato il ottobre 13, 2014 su HighFive, News. Aggiungi ai preferiti il collegamento . Lascia un commento.

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