Ferentino, più di un banco di prova
Ho esultato come un bambino alla conclusione della cervellotica situazione di arrivo in coabitazione per l’ingresso fra le “magnifiche” quattro alle Final Six di Coppa Italia. In strettissima sintesi Trieste per approdare alla fase finale necessita di una vittoria (tutt’altro che scontata ndr.) con Ferentino, e larga oltre i 35 punti di scarto (follia pura).
Esulto perchè, a mio modesto parere, le Final Six, pur ricoprendo comunque un’interessante vetrina per sponsor (quali?) e società, porta come conseguenza un fisiologico calo fisico e mentale (lo dice la storia); calcolando poi che Trieste vive di sottili equilibri, con giocatori “spremuti” e una coperta corta, meglio conservare energie per il campionato. E mi scuso per l’etica da “pallonaro italiota”.
Uscendo da queste soggettive considerazioni, la partita con Ferentino è un banco di prova di proporzioni bibliche: in primis perchè c’è un sogno da portare avanti, interrotto da pochi secondi e un tiro uscito in quel di Jesi. C’è una quota salvezza da allontanare con vigoria, c’è una sfida che negli ultimi anni è diventata un “must”, c’è un’avversaria di ottimo livello con cui confrontarsi. Inoltre c’è il sentiero sicuro verso la permanenza nella categoria rappresentato dalle mura del Palatrieste, fortino che spesso ha generato una squadra più sicura e convinta dei propri mezzi.
Se l’influenza e i bagordi capodanneschi daranno tregua ai cittadini giuliani, facile prevedere domenica un’altra serata di grandi numeri, grazie anche alla promozione societaria portata avanti sotto le feste. Gli oltre 3500 contro Mantova possono essere superati con scioltezza, sfumatura non da poco per l’indotto societario.
I 18 punti di Ferentino sono frutto di una chimica di squadra ritrovata, di una esplosione inaspettata di Biligha (13,5 punti ad allacciata di scarpe) e da stranieri azzeccati come Omar Thomas e Markel Starks. Inoltre la squadra di coach Gramenzi è strutturata perchè cresciuta su esperienze negative di inizio campionato (4 sconfitte su 6 partite), ha potuto limare in corsa le negatività e quindi ripartire di slancio. Dopo 7 (!!) vittoria di fila, la formazione ciociara è capitolata solo a cospetto della corazzata Verona.
Ultima variabile, la più “impazzita” in assoluto, riguarda il rientro dai “botti” di fine anno; nella storia del basket, lo scollinamento del 31 Dicembre, pur in un regime di continuità di calendario, ha rappresentato sempre un interrogativo per tutti, allenatori, appassionati, giocatori stessi. Non c’è medicina certa a debellare l’indolenzimento corporeo da festeggiamenti, non c’è mental-coach che tenga all’appiattimento mentale. La prima squadra che collettivamente troverà l’approccio giusto al match, sarà molto vicina al referto rosa alla fine dei quaranta (o più) minuti.
Buon 2015… ma per chi?
Raffaele Baldini (www.cinquealto.wordpress.com)
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