Un sogno divenuto realtà…

11149294_10206519676221396_4482836568599327072_nMi sono commosso…lo ammetto senza vergogna, e avviso chiunque fosse refrattario a emozioni trasferite nel giornalismo, puo’ chiudere la pagina e “gustarsi” prodotti asettici di colleghi piu’ professionali.
Cosa mi commuove? Mi commuove tutto quello che nello sport e’ sacrificio, e’ superamento dei propri limiti e delle proprie paure; se tutto questo poi e’ sublimato nel meraviglioso concetto di squadra, allora non si puo’ restare indifferenti. Mezza Trieste aveva un peso portato appresso da Casalpusterlengo, la sinistra sensazione che in quel tendone Carra e soci avessero gettato quello che la stagione aveva confezionato loro. E il fardello si e’ appesantito con la trasferta a Mantova, alleggerendosi minimamente nell’attestato di stima sincero di una citta’ sotto le volte del Palatrieste contro Jesi. A Ferentino il film di un campionato: un grande inizio griffato Tonut-Holloway (avevate dubbi?), la discesa repentina all’inferno del terzo quarto e infine lo scatto di reni di un manipolo di orgogliosi uomini. Coronica a svettare in aea pitturata avversaria (roba da monumento), capitan Carra in prima linea e big-Murphy ad abbattere il muro ciociaro a spallate.
Mi commuove sentire che Trieste si raduna virtualmente attorno alla propria creatura, attraverso il romantico suono della voce radiofonica, come fu per lo storico titolo di Benvenuti dal Madison Square Garden. Lo so, parallelismo ardito, ma i triestini son cresciuti con le stimmate di baskettari malati, sentono il richiamo di una passione, splendidamente coniugata dai ragazzi di coach Dalmasson. E comunque, a mia memoria, un’impresa del genere rimane la più clamorosa in ambito cestistico locale, seconda forse solo all’Hurlingham di Dado Lombardi.
La poesia racchiusa in una partita di pallacanestro e’ infinita. Ogni azione, ogni minuto e le situazioni nel divenire sono spesso dettati da logiche non razionali: il Mastrangelo dimenticato che infila una tripla ignorante, quei due liberi di Guarino che potevano stroncare un toro, il paradossale gioco dei risultati che costringeva Ferentino a giocarsi cinque inutili minuti per un posto blindato ai play off. Ma gli dei del basket (quelli che avevo chiamato in causa qualche giorno fa) hanno ritrovato la sceneggiatura giusta, scrivendo una meritatissima post-season per la Pallacanestro Trieste 2004.
Arriva Ferrara nel primo turno, gia’ giovedi, squadra temibile soprattutto perche’ in panchina ha un signor coach come Alberto Martelossi, uno che conosce a menadito la squadra giuliana. Parte la corsa al biglietto e, questa volta si, con l’obiettivo di aprire quel fatidico secondo anello, lo spartiacque fra basket che conta e basket che conta molto. Ma non guardiamo troppo in la’, rischieremmo di sfumare un sogno che finalmente e’ tangibile, a tinte biancorosse ovviamente.

Raffaele Baldini

Pubblicato il aprile 20, 2015 su HighFive, News. Aggiungi ai preferiti il collegamento . Lascia un commento.

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