E’ da quasi una settimana che sono in conflitto con me stesso: scrivere o non scrivere il pezzo. La sintesi? Convincere Marco Carra a giocare un altro anno a Trieste. Ma nel momento in cui spingo il concetto antitetico alla decisione del capitano, vengo meno al profondo rispetto che ho per una scelta scientemente presa.
Marco Carra è uomo con la testa sul collo, poco incline a slanci emotivi (eccetto gara 5 contro il malcapitato Candussi), ma soprattutto con una forma mentis “commercialistica”; ciò vuol dire che la scelta dolorosa è stata ponderata in tutti i suoi aspetti, bilanciando quella che è una passione (o è stata?), con quello che sarà il futuro lavorativo, ben più importante. Il bivio, da una parte conduce ad un sentierino senza uscita (uno-due anni di carriera cestistica), dall’altra ad una strada tortuosa ma ambiziosa a dir poco. Pur nella scorrettezza, è giusto spiegare la tesi per cui convincerei, con metodi leciti e meno leciti, il mancino di Reggio a rimanere ancora una stagione in canotta e pantaloncini.
Il punto chiave è la credibilità che un uomo del genere darebbe al traghettamento verso il nuovo ciclo cestistico in città; l’idea che si stia creando una voragine con il suo abbandono, l’addio di Stefano Tonut e la sbornia smaltita di una stagione strepitosa, è palpabile. Marco Carra quindi rappresenterebbe quel salvagente, il rifugio e il faro per illuminare un percorso nuovo da intraprendere. E tutto questo tralasciando che l’età non ha rappresentato un limite alla sua pallacanestro, bensì un additivo per rendere più “chirurgica” e redditizia la sua operatività sul parquet.
Non scordiamo che il capitano e playmaker (o guardia, a seconda), rimane sempre il prolungamento del coach sul campo, elemento imprescindibile per avere “controllo” della squadra sotto i dettami del coach. Eccetto la soluzione di Michele Ruzzier in prestito da Venezia, tutto il resto resetterebbe il linguaggio parlato nelle ultime stagioni, una Babele che necessiterà di tempo e smussature per riallineare la macchina biancorossa.
Il patto potrebbe essere: un anno, solo un anno e poi… tutti a fare dichiarazioni dei redditi da lui. Un campionato da vivere con la serenità di una lunga passerella trionfale, ovviamente con la decisività e la leadership di sempre, senza nulla pretendere. Gli appelli sono già arrivati copiosi: dal sindaco Roberto Cosolini ai dirigenti, dalla petizione dei tifosi sino ai giornalisti. Io, sommessamente, mi sono prodotto in questo slancio spontaneo, deciso a rispettare la scelta del giocatore a prescindere.
God bless capitano!
Raffaele Baldini (www.cinquealto.wordpress.com)
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