Sentinelle fastidiose e giornalismo accomodante…

giornalismoQual è il giornalismo perfetto? Probabilmente non c’è, nemmeno le deontologia ormai ha senso di esistere in un’anarchia intellettuale globalizzata, e nel principio che la verità ha mille versioni. Poi ci sono le sfaccettature d’espressione, dalla nobiltà della carta stampata al frivolo bloggheraggio imperante (di cui faccio orgogliosamente parte).

Di sicuro c’è un giornalismo scomodo: quello che porta a galla sommersi torbidi, quello che costringe a render conto di qualcosa o qualcuno, quello che anticipa i “tempi di consegna” di un prodotto mediatico. Il sottoscritto sente di far parte di quella categoria, supportato da due anime, quella della passione (e quindi rispetto) per uno sport e della ricerca di quello che si cela dietro una facciata.  E la mia non è volontà distruttiva, né gusto dello scoop, semplicemente credo che una delle verità scomode sia giusto esternarla quando ancora si sta giocando la partita, non come fanno tanti, a “babbo morto”. Ed è proprio la “dead-line” che differenzia un giornalismo sentinella da uno accomodante.

I Nostradamus del giorno dopo pullulano in ogni dove, i depositari delle verità conclamate sono arditi guerrieri dell’ovvio che si alleano inconsciamente (o consciamente) con i burattinai. Questo tipo di categoria, per capirci, è quella che ha con dovizia di particolari raccontato le tante “morti” della Triestina calcio, digerendo stoltamente le storielle raccontate da personaggi ambigui.

Ricordo un vecchio maestro di pallacanestro soleva ripetere, nell’insegnare la materia: “Non preoccuparti se qualcuno ti critica, anche con toni duri (o diretti), preoccupati di chi rimane indifferente e in silenzio…”; per questo io peroro la causa della verità scomoda ma sincera, per questo guardo con favore chi si espone per avere delle risposte. E apprezzo ancor più i destinatari delle critiche che capiscono il messaggio, magari consumando qualche improperio verso il mandante.

Ma forse faccio un giro di parole infinito per sintetizzare il rapporto fra persone nella vita reale: chi vive di schiettezza ha quasi sempre pochi amici e un sacco di incazzati intorno, chi vive di accondiscendenza si attornia di tanti falsi conoscenti.

Poi alla fine della fiera starà al lettore farsi una propria opinione, aprendo quel sano dibattito che anima da sempre lo sport.

Raffaele Baldini (www.cinquealto.wordpress.com)

Pubblicato il maggio 30, 2015 su HighFive, News. Aggiungi ai preferiti il collegamento . Lascia un commento.

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