
ARISTIDE LANDI
Un ragazzone che nelle giovanili ha disegnato i bambini con i baffi; un talento che con la palla da basket ha fatto vedere di tutto, marchiato però da una indolenza che lo ha portato a perdere qualche importante treno per la sua carriera. Ora Trieste, piazza da serie A con i soldi da DNB, un’occasione di rilancio che ha da subito sposato, rinunciando a diversi soldi. Coach Dalmasson vorrebbe vederlo sfruttare il corpaccione in area pitturata ma difficilmente sarà così; come tutti i lunghi o pseudo tali di stampo moderno, la propensione è quella di giocare a 5-6 metri dal canestro, sfruttare i pick’n-pop (movimento dopo aver bloccato che prevede l’uscita verso l’esterno e non verso canestro) ed eventualmente attaccare il ferro dal palleggio (può farlo, ottimo trattamento di palla). Mano educatissima da fuori, spigolosità giuste nell’animo e sul parquet, deve solo cercare nella continuità il “must” stagionale. Vuole la serie A? Bene, Trieste è il trampolino giusto, se preso dalla parte giusta.
MATTEO CANAVESI
Darlo già per scontato nel roster 2015/16? Si, a meno di terremoti, il lungo di Gallarate farà parte del gruppo. Se c’è un giocatore con l’animo pugnace di chi vuole fortemente tornare da essere un giocatore vero, è Matteo Canavesi. Anche lui con presupposti di carriera importanti, in quel di Montegranaro, appena diciottenne, aveva fatto intravedere diverse cose con la palla da basket, tanto da essere anche convocato in Nazionale. Tecnico, dotato di buon tiro dalla media e lunga distanza, refrattario ai contatti e quindi anche lui in versione “tangenziale”, rispetto al centro area; sarà elemento utile sugli scarichi, con la preghiera di dare una mano a rimbalzo, visto che 204 centimetri è un peccato non adoperarli per la causa.
ANDREA PECILE
Giustamente direte, che c’azzecca Pecile con questa categoria? Nulla forse, anche se trovo il suo arrivo a Trieste una sorta di rivincita verso un lontano passato che ha snobbato un proprio “figlio”. Ovviamente ne è passata di acqua sotto i ponti, e grazie a Dio, l’estroso scuola Don Bosco ha avuto modo di sfruttare le proprie qualità in altri palcoscenici. La sua rivincita è di quelle toste: tornare in patria da leader, da punta di diamante dello scacchiere dalmassoniano, da uomo sotto i riflettori, volente o nolente. Sarà il capo della delegazione giuliana, ma soprattutto sarà l’uomo d’esperienza per giocate ad alto tasso di responsabilità e controllo dello spogliatoio. Ribadisco un concetto non secondario: l’essere estroverso e indigeno potrebbe risultare la chiave di volta decisiva per rendere meno malinconica la permanenza di Jordan Parks fuori dalle mura di casa.
Raffaele Baldini (www.cinquealto.wordpress.com)
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