Frustate, gerarchie da trovare e Santa Pazienza

outlanderVademecum emotivo per triestini impenitenti

Vedo già la scena: falegnami subissati di lavoro per produrre croci, ressa ai sexy-shop per recuperare le ultime fruste a 9 nodi, decine di mistici in ginocchio sui ceci… è la flagellazione giuliana eredità della prima uscita della Pallacanestro Trieste 2004. Si, perché nel triestino medio i sentimenti viaggiano come la Bora, se poi sono inclini alla depressione, allora sradicano querce.

Ricordate l’ “inghippo” che cercavo nel precampionato? Ecco, diciamo che è arrivato sotto forma di macigno: una nuda radiografia di tutte le lacune di un gruppo giovane, inesperto, crollato sotto i colpi di una strutturata Verona. Quindi? Tutto NORMALE… fisiologico, da metabolizzare con serenità in un percorso lungo da intraprendere. Non solo, se io posso sciorinare una serie di scemenze da antologia, le parole dette (e non scritte) da Marco Carra e Marco Spanghero nel post partita sono la conferma di quanto sopra: nei 39 punti segnati, nella prestazione che tutti abbiamo visto, nel tracollo emotivo, ci sono elementi di positività evidenti.

La difesa: a tratti è stata omogenea, c’è stata la volontà di tutti di aiutare il compagno. I 68 punti di un’ispirata Tezenis possono valere più di una sufficienza nella metà campo “di fatica”, come la ricalibratura sotto le plance dopo il dominio scaligero delle prime battute.

La profondità della panchina: nel primo tempo la versione migliore della Pallacanestro Trieste 2004 è stata con il secondo quintetto in campo, con Baldasso e Canavesi subito in partita. Cosa non trascurabile in proiezione futura.

Gli “stranieri” hanno prodotto 5 punti totali? Bene, metto la firma con il sangue che il bulgaro si è giocato uno dei pochi “jolly” negativi della stagione, l’espressione cestistica sui 28 metri contro Verona non farà giurisprudenza. Parks? Il peggior esordio per un ventenne è quello partendo dalla panchina, in un completo marasma globale e senza punti di riferimento in squadra…

Bene i 10 giocatori 10, ma ora servono gerarchie chiare

Della bontà di un gruppo omogeneo si è parlato in sede di precampionato, ed è un aspetto che aveva convinto tutti. La passata stagione se Tonut o Holloway incontravano un malessere di stagione, si poteva direttamente pensare alla partita successiva, quest’anno no.

Però è anche vero che l’equilibrio spinto verso il basso genera, una logica difficoltà nelle rotazioni per il coach, e una perdita della bussola di tutta la squadra. Necessario quindi trovare all’interno del roster 2-3 terminali riconosciuti che prendano responsabilità nei momenti difficili, a prescindere dalla serata ispirata o meno. Inquadro in Pecile e Zahariev gli uomini più adatti, per carta d’identità, bagaglio tecnico ed esperienza a certi livelli. Si è visto un lampo di Pec versione leader, dedito a prendersi 2-3 tiri consecutivi (di cui due a segno) e a caricarsi il gruppo sulle spalle… necessario vederlo più spesso in questo ruolo, con più minuti di campo.

Ribadisco, non deve essere una bocciatura del concetto “socialista” dell’equa distribuzione delle responsabilità, quanto proprio la necessità di trovare un faro quando la nave è nella tempesta.

P-A-Z-I-E-N-Z-A

Pazienza verso i giocatori, pazienza verso l’organizzazione… va bene, ho già capito che a forza di capire gli altri, siamo alla santificazione dell’appassionato.

Biglietteria elettronica, cambiamento doveroso in nome della modernità, necessitante di aggiustamenti in corso d’opera; è stato l’esordio anche per la tecnologia, diciamo anch’esso non esaltante.

Ma la pazienza è la virtù dei forti, perché un sacrificio oggi può portare al beneficio di domani, purchè ci sia la volontà di migliorarsi. E così saranno settimane importanti dentro e fuori dal campo, limare le spigolature di questa prima settimana di ottobre, con la speranza di non perdere discepoli al primo miracolo mancato…

Raffaele Baldini (www.cinquealto.wordpress.com)

Pubblicato il ottobre 5, 2015 su HighFive, News. Aggiungi ai preferiti il collegamento . Lascia un commento.

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