Milano e Reggio faccia a faccia, il gran finale

23460286712_7a150d2060Milano-Reggio, sembrava tutto così scontato…

Insomma al gran ballo di fine stagione sono arrivate le più meritevoli, la prima e la seconda della classe in regular season, la più strutturata sulla carta (Milano ndr.) e quella con il basket più godibile (Reggio Emilia).

Poteva essere una finale scontata, ma non lo è: l’EA7 per cromosomi è un’entità facilmente incline agli sbalzi di umore; espressioni di potenza e talento veicolate in produzioni cestistiche degne di nota, abbinate a versioni scollegate e distratte. Quasi sempre sono i “collanti” del roster a dare un senso logico all’Olimpia, da Cerella in chiave difensiva (ed emotiva) a Simon in quella offensiva, da Cinciarini per quello che concerne l’ordine a Sanders per la variabile tattica. La sensazione è che la gestione intrinseca ed estrinseca di Alessandro Gentile, farà poi la differenza: se il figlio di Nando riuscirà ad auto-disciplinarsi, attirando i raddoppi per scarichi competenti, allora Milano avrà un effettivo vantaggio. Qualora invece il ragazzone da Maddaloni si intestardirà nel voler ergersi a salvatore della patria, allora è probabile vedere un attacco meneghino stagnato e prevedibile.

Anche sul fronte reggiano non si registrano picchi di stabilità mentale (cestisticamente parlando eh), fra “splash-brother”, veleggiatori, “cagnacci” e soggetti incostanti, il roster a disposizione di Massimiliano Menetti non può tracciare un grafico costante. Anche qui i “riequilibratori” saranno il plus della Grissin Bon: la coppia lituana Rimas Kaukenas e Darjus Lavrinovic, con quel mix di decisività e intelligenza cestistica, Vladimir Veremeenko per una serie infinita di piccole cose che fanno poi la differenza, e la speranza di una regia solida e continua di Andrea De Nicolao.

Ecco, proprio nella regia si palesa un mis-match evidente: non tanto sul piano tecnico-tattico, quanto su quello fisico. De Nicolao sarà l’unico play puro (Stefano Gentile ci sarà? E in quali condizioni?) a dover difendere su Kalnietis, Simon, Lafayette; il tutto sobbarcandosi poi il bagaglio della gestione offensiva per almeno 30 minuti a partita.

Se c’è instabilità nell’aria, è anche vero che la Reggiana viene dall’esperienza di una finale scudetto giocata (con Sassari lo scorso anno), importante eredità per affrontare con più cognizione cotanto evento; in più la rabbia accumulata in un’estenuante serie finale, un obiettivo sfuggito per un nulla, non può che generare nei giocatori una rabbia positiva, quindi energia in più.

Insomma, da una parte l’esigenza e dall’altra la… seconda possibilità, ingredienti ideali per vedere una pallacanestro ad alta intensità.

Fattore campo? Non lo ritengo decisivo. Il Forum è tanta roba a livello numerico ma non incute terrore, il PalaBigi non può essere un ostacolo insormontabile per giocatori che hanno visto, vissuto e combattuto arene ben più ostili.

Buona finale a tutti!

Raffaele Baldini (www.cinquealto.com)

Pubblicato il giugno 1, 2016 su HighFive, News. Aggiungi ai preferiti il collegamento . Lascia un commento.

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