Bilancio di casa Acegas Aps Trieste

Il bilancio di casa Acegas

 

POLLICE SU

 

bilanciaSquadra

Smaltiti i sentimentalismi per gli addii dolorosi a protagonisti della passata stagione (non senza strascichi), il gruppo voluto da coach Dalmasson ha convinto sul campo: agli scettici che scherzavano sulle scelte stelle a strisce basate sul motto “che parlino italiano e che siano timorati di Dio”, si sono resi conto che questi due chiericetti non sono poi cosi malaccio, Jobey Thomas su tutti, che ha predicato basket fino a questo momento. L’altro spunto d’ironia riferito al duo coloured Fall-Mengue (compreso il sottoscritto, improvvidamente caduto nel pregiudizio tecnico), ha ben presto lasciato spazio a positivo stupore nel vedere questi giovani virgulti guadagnarsi con il lavoro in palestra minuti di campo e credibilita’. Ariel Filloy ha perfettamente supportato la “causa” di Michele Ruzzier playmaker titolare dando leadership ed esperienza; la scommessa via Milano Mescheriakov ha fornito prestazioni altalenanti ma il gioco vale la candela, un’operazione economica brillante che potrebbe schiudere un vero e proprio jolly nel prosieguo del campionato, visto che il bielorusso e’ capace anche di avvicinarsi facile ai 15-20 punti. Infine le certezze… pardon, le certezze della DNA che sono rimaste tali anche al piano di sopra; Gandini, Carra e Mastrangelo hanno cambiato categoria ma non rendimento, neanche di una virgola.

 

Coach Eugenio Dalmasson

Anche lui un “quasi” esordiente in Legadue, iniziata la stagione con tanti punti interrogativi ha fino a questo punto convinto sulla gestione e l’espressione del gruppo; a partire da quanto sopra descritto sul rapporto con “stranieri” sino alla scommessa “imposta dall’alto” ma vinta di Ruzzier playmaker. Come sempre il coach in barba a facili populismi ha fatto scelte ardite, ha investito su giovani quali Fall, Mengue, Urbani, ecc.  e non ha esitato a scegliere quintetti di “gregari” per portare a casa il successo, mostrando anche un bel basket. Rotto anche il tabu’ della zona, un po’ indigesta al coach veneto, adesso resta da lavorare molto sulla profondita’ del gioco biancorosso in un area pitturata sguarnita di giocatori di reparto. Confermata anche la fortuna (elemento indispensabile per un allenatore) spesso compagna di viaggio di Dalmasson nella carriera, ma si sa…la fortuna aiuta gli audaci!

 

Pallacanestro Trieste 2004 in crescita mediatica

E’ stato un tallone d’Achille per anni il problema della comunicazione in ambito cestistico, poco interfacciamento con gli appassionati, zero coinvolgimento. Posto il grave errore nella campagna abbonamenti, ora il lento ma inesorabile crescendo mediatico: partito tramite social network e sito ufficiale finalmente aggiornato, fino a vere proprie iniziative atte a risvegliare dal torpore il tiepido atteggiamento di molti detrattori; dalle magliette al “Natale biancorosso”, il lavoro di Mauro Sartori coadiuvato dall’addetto stampa Andrea Saule ha garantito frutti evidenti nei numeri: dal punto piu’ basso delle 2000 anime nel turno casalingo di alcune settimane fa, agli oltre 3000 contro Forli o Barcellona. Se a tutto cio’ seguisse un po’ piu’ di “simpatia” nei modi di proporre le cose, saremmo al nirvana….

 

POLLICE GIU’

 

Profondita’ nel gioco offensivo

Idiosincrasia al gioco in area pitturata, questa la diagnosi medico-baskettara verso la quasi totalita’ dei giocatori in maglia Acegas Aps. Unico porta bandiera Luca Gandini, ottimamente dedito al gioco vicino a canestro, ma troppo solo per supportarlo da solo. Nikita Mescheriakov ha fallito l’esperimento essendo leggero sia nella difesa sui “4’ avversari che giocando spalle a canestro, Brandon Brown ormai e’ un tiratore che palesa desuetudine al tiro dai 2-3 metri, Abdel Fall con pochi punti nelle mani ancora per dare credibilita’ al gioco profondo della squadra (pur avendo la potenziale miglior difesa sul pick’n roll). Che fare? Unica via, continuare l’opera di convincimento su Brandon Brown, promettendogli magari qualche tiro dall’arco fuori dagli schemi…bastone carota.

 

Il futuro, Paolo Francia e un ruolo “di comodo”

Ahime’ uno degli argomenti salienti diventa anche il piu’ spinoso: sempre la questione economica a tener banco. Non convince nessuno l’operazione di Paolo Francia alla vice-presidenza della Pallacanestro Trieste 2004. La sua investitura sa molto di canna del gas, del tipo “speriamo che Francia porti gli sponsor paventati, altrimenti diventa dura…”, messo in un ruolo in cui non possa nuocere ma non avendo neanche il coraggio di tagliarlo fuori avendo un evidente “partito contro” nel gruppo Boniciolli nel cda. Bisogna trovare subito 300 mila euro per questa stagione, la non ancora ratificata sponsorizzazione triennale Acegas Aps, ora Hera, pone ulteriori nubi sul futuro societario, uscite ormai previste di Massimo Paniccia (comunque volente o nolente un garante per la causa locale) e presenza piu’ latente dell’ad Fulvio Degrassi non fanno dormire sonno tranquilli agli sportivi triestini. In aggiunta, le “mani legate” da un pregresso doloroso nel basket per il sindaco Roberto Cosolini stanno affievolendo anche le voci su eventuali entrate di imprenditori locali nel progetto Trieste, su chi puntare allora?

 

PalaRubini

Gia’ il fatto che non si capisca ancora se la cattedrale del basket a Trieste si chiami PalaRubini o PalaTrieste e’ indice di fragilita’, il resto appassisce un teatro meraviglioso come quello di Valmaura, per alcune sfumature. Le infiltrazioni dal tetto della partita contro Casale di Coppa Italia sono imbarazzanti alla luce di un impianto di nuovo edificazione, urge correre ai ripari per non dover rischiare altre scene analoghe alle prossime piogge o ancor peggio, ghiacciate. L’impianto audio e’ roba da stereo anni ’80 da spiaggia, non e’ possibile godere di uno spettacolo senza capire i nomi dei protagonisti o per gli sponsor non poter usufruire di un servizio negli intervalli; non parliamo della musica “con grattate” di fondo, meglio allora ascoltare i cori dei tifosi….almeno arrivano nitidi! L’inno di Mameli di inizio partita probabile che sia un bootleg preso alla fiera di San Nicolo’ perche’, oltre a presentare una versione imbarazzante, e’ sbagliato in un paio di note…mi sembra piu’ uno sfregio alla nazione che un omaggio.

Tutto il resto e’ una considerazione presa a prestito da coach Dalmasson: questo palazzetto e’ rimasto identico negli anni, peccato non dare un restyling di colore e immagini per adeguarlo ai tempi, magari riproponendo quello che il sottoscritto aveva a piu’ riprese caldeggiato: il museo del basket all’interno del PalaRubini.

 

Raffaele Baldini (www.cinquealto.wordpress.com)

Pubblicato il dicembre 9, 2012 su HighFive, News. Aggiungi ai preferiti il collegamento . Lascia un commento.

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