Corpo che cambia, errori e capitano extra lusso

Prêt à porter…. Brandon Brown cambia pallacanestro

B.Brown (foto A.Cervia)

B.Brown (foto A.Cervia)

Cominciano decisamente a vedersi le prime mutazioni cestistiche sul corpaccione di Brandon Brown, la sua silhouette in costante miglioramento (tradotto, perdita di chili) sta riportando una dimensione del gioco più che incidente nell’Acegas Trieste; si, perché sulle qualità tecniche nessuno avrebbe mai eccepito, le mani educate di questo ragazzo sono marchio di fabbrica ben conosciuto in Italia, ora però BB sta diventando quello per cui coach Dalmasson ha scommesso in estate, cioè gioco d’area, mobilità difensiva per raddoppi sul pick’n roll e aiuti difensivi, una sorta di Gandini formato tascabile con punti nelle mani. Come giustamente puntualizza lo staff il percorso per l’utilizzo totale della gamba infortunata è ancora lungo, però la cosa che rasserena tutti è che il suo rendimento è direttamente proporzionale al recupero fisico, per cui se tanto mi da tanto, i margini di miglioramento del singolo nel contesto di squadra sono ancora molto ampi.

 

 

Sbagliando si impara, Forlì docet

Una squadra che cresce è anche quella che impara dagli errori commessi, e Trieste-Veroli ne è la prova. Ad un certo punto, nel terzo quarto precisamente, si è avuta la sinistra sensazione che stessimo di fronte alla fotocopia del match casalingo infausto contro Forlì, con Walker nelle vesti che furono di Spencer; un primo tempo dominato e una partita “in ghiaccio” per quello che dicevano i numeri, e un lento disperdere i prodotti in cascina senza scossoni evidenti, anestetizzati dal ritmo del match. In questo caso però un passo falso fa giurisprudenza, coach Dalmasson chiama time out e chiede di tornare nei ranghi, cioè difendere alla morte: detto fatto, quattro giocate difensive da manuale scatenano la transizione offensiva e la verve di Thomas e company. A quel punto si che la partita è in ghiaccio, anche con gli interessi…

Carra…mba che sorpresa!

Silenzioso ma sempre leader, come di consueto, capitan Carra in questo momento della stagione sta esprimendo il miglior basket visto a Trieste; è un giudizio personale, ma se l’anno scorso inevitabilmente il mancino da Reggio Emilia doveva portare gioco forza la croce e cantare messa, con ovvie situazioni da mancanza di ossigeno, questo campionato lo ripulisce di tutte le “impurità”. Scelte cestistiche perfette, leadership e freschezza atletica sono la più bella forma di garanzia per Dalmasson; se pensate poi che è stato uno dei migliori a difendere anche su Walker, allora il suo stato di grazia è palese. Siamo sempre ai soliti discorsi, quando una persona è intelligente e professionale difficilmente il suo prodotto sportivo delude le aspettative, perché chi ha materia prima cerebrale sa quando agire e in che modo, per il resto la tecnica è bagaglio accertato.

Jobey il predicatore….lasciate che la partita venga a me!

Parliamo sempre di intelligenza, e un docente in materia è senz’altro Jobey Thomas. Inizio di partita con Veroli difficile, qualche tiro ben consigliato sputato dal ferro e ritmo che tarda a venire; l’uomo da Charlotte però continua imperterrito a produrre basket, attacca il canestro e, attirandosi la difesa ciociara, trova scarichi per compagni ben piazzati. Non c’è isteria alla ricerca del canestro, poche sono le forzature e come sempre essere in controllo paga discreti dividendi alla distanza, esattamente 16 punti e 18 di valutazione, non male per chi ha cominciato una partita maluccio….

Precisazioni all’articolo del 9.12.12 su impianti, inno e Pala….?

Doverose precisazioni sulle domande poste nell’articolo sopra citato del 9 Dicembre sono arrivate dal Segretario Generale  Maurizio Modolo, andando con ordine:

– Si chiama Palatrieste “C.Rubini”, almeno così è sempre stato intestato nelle carte ufficiali presentate dalla Pallacanestro Trieste 2004, per cui PalaTrieste o PalaRubini paradossalmente è la stessa cosa, non si sbaglia mai.

– L’inno nazionale dall’esecuzione rivedibile è oggetto di donazione del CONI, per cui è stato preso come ufficiale, poi, l’eventualità di trovare una versione migliore cozza con un impianto che invece, per pubblica ammissione, è rivedibile (eufemismo spinto). Piccolo problema: affittare un paio di casse degne di nota, così come è stato fatto con la Nazionale italiana a Trieste, costerebbe qualcosa come 800,00 euro a partita….follia!

Raffaele Baldini (www.cinquealto.wordpress.com)

Pubblicato il dicembre 17, 2012 su HighFive, News. Aggiungi ai preferiti il collegamento . Lascia un commento.

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