Il libro: “Quando il basket era IL Jordan”

Un uomo che ha fatto della professione, una passione

cover_jordan4Seconda personale recensione sulle letture invernali (le migliori per pace e concentrazione), il libro appena uscito “Quando il basket era IL  Jordan”, un racconto fatto di testimonianze sul professionista che ha fatto scuola nel giornalismo cestistico parlato: Aldo Giordani. Si, perché i risultati della “semina” professionale sono incarnati da Luca Chiabotti e Flavio Tranquillo, due adepti e devoti al “Jordan” e co-autori del libro.

Parlo subito di quello che arriva al sottoscritto come messaggio forte da questa lettura: l’dea che Aldo Giordani non è stato un impiegato del mestiere, ma un appassionato che ha fatto anche delle proprie debolezze una moto persuasivo, un marchio di fabbrica riconoscibile per chiunque. Adoro l’auto-etichetta che Giordani si è dato come giornalista di….propaganda, azzeccato termine per spiegare quello che quest’uomo ha fatto per la pallacanestro, sgomitando come in un virtuale tagliafuori mediatico con colossi come il calcio per esempio. Infatti adesso suona come un vaneggiamento il solo pensiero di immaginare una domenica sportiva con 10 minuti interi dedicati al basket, o avere nel Guerin Sportivo l’inserto Guerin basket con approfondimenti sul tema; ulteriore merito l’aver fondato il Superbasket (R.I.P.), giornale culto per gli appassionati, il primo fra l’altro ad utilizzare i tabellini delle partite e ad avvicinare il magico mondo della NBA al popolo italiano.

Il suo lungo percorso parte dal 1954 dai microfoni della RAI con la prima telecronaca di basket femminile (genere che tornerà nel libro spesso, essendo stato galeotto un incontro con la futura moglie, la giocatrice Francesca Cipriani), ben esplicitato da aneddoti di puro pionierismo del genere, affrontando tutte le problematiche dell’abbottonato sistema giornalistico del tempo, in cui anche un solo tono di voce esaltato era motivo di scandalo, o un “vivaddio” esclamato poteva far rizzare i capelli ai dirigenti di allora. Resta il fatto che gli ultimi secondi dell’oro di Nantes della Nazionale resteranno impressi nella memoria proprio per il carico di emotività spontaneo che il telecronista ha regalato ai tanti tifosi all’ascolto…

Telecronista di altri tempi ma anche di altre passioni, un binomio quello fra professionalità e trasporto per la palla a spicchi che rende unico il prodotto finale, esattamente lo stesso motivo per cui molti pensano che il suo discepolo Flavio Tranquillo renderebbe accattivante un torneo di freccette; L’ingessato e sorpassato modus operandi della RAI ha stroncato sul nascere slanci modernisti come quello di Aldo Giordani, e i risultati sono sotto…l’orecchio di tutti. Un’idea forse non condivisibile dai puristi del genere, ma soprattutto negli sport extra calcio il proselitismo passa inevitabilmente per la credibilità di un “prodotto” visionato ed ascoltato: sull’estetica del basket non ci sono dubbi dai tempi dell’idea del sig. Naismith, nell’ “accompagnamento” risiedono tutte le sfumature del mondo.

Uno, cento, mille Aldo Giordani!

Raffaele Baldini (www.cinquealto.wordpress.com)

Pubblicato il gennaio 8, 2013 su HighFive, News. Aggiungi ai preferiti il collegamento . Lascia un commento.

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