Mani addosso, scintilla e controtendenza operativa

Il segreto delle “mani addosso”

maniSe il vocabolo più usato nell’ Ue nel 2012 è stato “hashtag” di twitteriana memoria, c’è un altro, per meglio dire altri due, che rientrano nelle tendenze sociali di stampo cestistico nella sala stampa del PalaRubini in questo campionato di Legadue, e sono: “mani-addosso”. Anche coach Cioppi (Fileni Jesi) non fa eccezione, alla disamina attenta della debaclè dei suoi, pone accenti forti sulla chiave di volta del match, cioè la capacità di Trieste di innalzare il grado di fisicità difensiva esattamente sulla sottile linea di demarcazione fra infrazione fallosa e aggressività legale. E’ anche logico come il viatico delle tante vittorie Acegas casalinghe dell’Acegas risieda in un organico innalzamento del testosterone, e  principalmente per tre motivi: il primo perché in casa da che mondo e mondo viene concessa dalla terna arbitrale un po’ di vervè agonistica in più, in secondo luogo perché sempre da manuale una difesa aggressiva costante ed omogenea in tutti gli effettivi convince al non fischio immediato, terzo motivo perché con l’incedere del match la freschezza fisica avversaria viene meno e quindi anche la lucidità per le letture offensive; infatti ad una logica perseveranza nel dare la palla in area pitturata a Maggioli e Griffin ha fatto invece da padrona una farraginosa gestione dei palloni con improbabili forzature dei giocatori jesini.

 

La scintilla, e di colpo l’Acegas Trieste ritrova un suo leader

Meteo brandoniano: nuvole grigie perduranti con evidenti stati di insofferenza, latente propensione ad attaccare il canestro (anche avendolo a 30 centimetri) e muso lungo in panchina. Poi, la bellezza del basket e l’essere sport d’inerzia: la squadra si mette a difendere, un compagno convince l’altro di come si possa uscire dal momento difficile del -7, una teoria sposata di colpo anche da Brown; ecco allora che infila una tripla dal peso specifico incredibile, torna a gigioneggiare con il pubblico e aggiunge mostarda difendendo come mai prima ad ora su Maggioli; il centro jesino fa fatica a prendere posizione, ancor più a tirare, la versione disfattista di tre quarti partita lascia spazio a quella decisiva in senso positivo degli ultimi minuti.

 

Si vada in controtendenza, non si aspetti il domani

Ho sempre sostenuto che il triestino avesse mille pregi ma un difetto atavico, una certa indolenza nell’operatività. Posto che qua è difficile entrare nel merito in quanto non si ha la persona direttamente chiamata in causa, è necessario ragionare in termini assoluti. Senza girarci attorno, dalle parole chiare del sindaco Cosolini si evince che non c’è la benchè minima possibilità di vedere pallacanestro a Trieste se entro giugno si troveranno soldi (e non pochi) per supportare il progetto attuale. Per reperirli insisto sulla mia idea forte, a costo di diventare noioso: si deleghi una persona competente in materia economico-sportiva, a busta paga e quindi da “sfruttare” 24 ore al giorno, per fare pubbliche relazioni a largo raggio, NON A LIVELLO LOCALE IN QUANTO TERRENO GIA’ BATTUTO, proponendo carte alla mano un progetto sportivo unito ad un business plan sostenibile; qualora il gap fra esigenze strutturali e sostenibilità economica sia non colmabile, si metta del proprio in termini di entusiasmo per COINVOLGERE la realtà imprenditoriale nel visionario viaggio sportivo. Si, trattasi di “visionario” percorso perché è ovvio che a mente lucida nessuno può pensare di investire dei soldi nello sport nell’epoca attuale, solo però chi ha passione può trarre dei dividenti sotto altre forme che neanche si immagina; l’epoca Stefanel ha avuto anche questo merito, ha trascinato nel sogno un’intera città, un progetto visionario che ancora oggi ha profonde radici nella memoria collettiva italica.

 

Occhio alla prossima…nessuna presunzione altrimenti si è spacciati

Tipica settimana (corta) in cui coach Dalmasson vorrebbe nascondere più possibile la classifica ai propri giocatori. Si va venerdì in anticipo televisivo a casa degli ultimi della classe, quella Aget Imola con 6 punti frutto di sole tre vittorie; per fortuna che una mano alla causa triestina l’ha dato l’ultimo turno di campionato, in cui la Capo d’Orlando del nostro trio Pozzecco-Steffè-Sussi è caduta inopinatamente per 68-65. E proprio nel risultato si cela il probabile piano gara degli imolesi: tenere Trieste sui 60 punti, altrimenti se il match prende ritmi elevati, e quindi possessi maggiori, la coperta corta dei padroni di casa potrebbe palesare una certa difficoltà a garantire segnature più ampie, essendo il roster privo di uno straniero (per volontà della società su basi economico-gestionali) e di Zagorac (con Frassineti in più). Comunque in questi casi resta e resterà sempre la chiave l’approccio mentale alla sfida, tutto il resto sono sfumature…

 

Raffaele Baldini (www.cinquealto.wordpress.com)

Pubblicato il gennaio 14, 2013 su HighFive, News. Aggiungi ai preferiti il collegamento . Lascia un commento.

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