Domenica tanti stati d’animo ed una partita carica di significati

Al cuor non si comanda…

cuore-spezzatoE poi c’è la partita, la sfida domenicale fra l’Acegas Aps e la Centrale del Latte Brescia. In un campionato di Legadue che sta perdendo settimanalmente identità e pezzi; segno dei tempi,  di una difficoltà a mantenere lo sport di un certo livello, dove addirittura una piazza storica tornata dopo 8 anni di oblìo nel basket che conta, con una promozione che genera di solito la consueta marcia in più nell’ambiente e nell’economia, è costretta a fare dolorose rinunce. Domenica sera l’aria al PalaRubini sarà inevitabilmente pesante ma anche malinconica, perché le emozioni degli appassionati non hanno schermature, sono veraci come le reazioni, e tutto questo deve essere preventivato.

Sono stato uomo di curva (orgogliosamente), e sono perfettamente conscio di quello che passa per la testa ma soprattutto per il cuore di chi tiene veramente alla squadra della propria città; in primis “il sogno” rubato, quel meraviglioso status inconscio che genera percorsi mentali spesso tendenti al positivo, che da benessere solo per il fatto di poterlo vivere, moto evasivo in giornate grigie di lavoro. Aver “svegliato” il folto gruppo di tifosi da questo sogno Legadue è già una delusione atroce, acuita dalla non edificante “gogna” mediatica lungo tutto lo stivale a cui tutta la società è stata esposta.

Poi ci sono i rapporti fra spettatori e attori protagonisti, un rapporto empatico che soprattutto nelle ultime due stagioni ha creato una simbiosi molto forte: leggere che Brandon Brown e Jobey Thomas sono nelle mire di altre squadre, leggere che stanno facendo la valigia per avventurarsi chissà dove, oggettivamente fa male; nonostante tutto erano il desiderio di “americanismo” da otto anni anelato, la mostarda ad un piatto comunque già ricco. Immagino la faccia di molti tifosi davanti al video magari vedendo Thomas in biancoverde con Avellino segnare triple impossibili….anche questa è depressione sportiva.

Infine quello che non è scritto ma che pesa molto più di quanto sopra esposto: il futuro, l’incertezza fra baruffe politiche che nell’esperienza del triestino è sinonimo di chiusura. Già, perché se si può accettare (a malincuore) un sacrificio per la causa, non è tollerabile a coscienze lacerate da anni nel “dimenticatoio cestistico” di tornare nel silenzio di un basket di basso livello. Qualcuno incautamente si è permesso di parlare di poca rispondenza del pubblico alle sirene cestistiche (invece di ammettere una campagna abbonamenti completamente sbagliata), omettendo quello che è la natura della freddezza di fine estate: mancanza di futuro. Altri tempi, ma Chiarbola pieno per una Stefanel in B1 stava proprio a significare questo: la gente credeva in un futuro migliore, in un progetto che non poteva non aver compimento…

Indignatos, incazzatos, delusi o depressi, domenica ci saranno tutti questi stati d’animo all’interno della casa del basket triestina, ed un solo spontaneo moto d’orgoglio: tifo verso chi ancora è rimasto a difendere i colori dell’alabarda. Nelle famiglie povere vi è decisamente maggior coesione, tutti uniti per continuare a vivere….perchè prima di lasciare definitivamente un tesoro, almeno si lotta fino alla fine.

Raffaele Baldini (www.cinquealto.wordpress.com)

Pubblicato il gennaio 25, 2013 su HighFive, News. Aggiungi ai preferiti il collegamento . Lascia un commento.

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