Stupefacenti, arbitri nel mirino e l’alchimista

L’incredibile capacita’ di stupire oltre ogni logica

Ebbene si, nella facilonerie da soloni da tastiera ci sono cascato anch’io, prevedendo mattanze e umiliazioni….c’e’ mancato poco che la squadra di coach Dalmasson venisse nel canonico saluto a bordo campo a elargire “coppini” castigatori al sottoscritto ancora inebriato (o inebetito?) da quello che il basket riesce a regalare in termini di imprevedibilita’ ed emozioni. Qua la logica sta lasciando il passo ad una follia agonistica: togli gli americani, perdi un reparto interno con gli infortuni gravi di Gandini e Fall, giochi con la prima della classe e cosa metti in scena? Una partita giocata ai 90 punti, lottata fino in fondo, potendo avere anche il lusso di recriminare su qualche fischio non proprio amico. Questo agli ordini dei coaches Dalmasson-Comuzzo-Pratico’ e’ un gruppo di uomini con dignita’ da vendere, gente che prima di lasciare l’onore delle armi alla meritevole Pistoia ha fatto vedere i sorci verdi a Graves e compagnia; l’ “arrampicata” di Coronica su Borra, il canestro e fallo di Urbani appena partiti, la leadership di Carra, Filloy e la voglia di incidere di Mescheriakov davanti al fratellone con avvenente signora, resteranno indelebili instantaee di 40 minuti da ricordare. Quando coach Dalmasson parla di un basket di sistema intende anche questo, cioe’ cambiando l’ordine e i fattori veri e propri la sostanza non varia, ognuno entra in campo sapendo quello che deve fare con la timidezza chiusa a doppia mandata negli spogliatoi.

Gli arbitri facciano il loro mestiere (se lo sanno fare), e non interpretino

arbitriCome e’ giusto che sia mettiamo i puntini sulle “i”: Pistoia ha vinto con merito, avrebbe vinto comunque e questo discorso esula a prescindere dalla società di pallacanestro in causa. L’arbitraggio registrato nel match fra Trieste e Pistoia DEVE essere da monito per il futuro, visto che stiamo registrando comportamenti simili con cadenze preoccupanti: non passi il segnale che società come Trieste, Forlì, Imola, che hanno fatto delle rinunce per venire incontro a questioni economiche difficili siano realtà da snobbare con sufficienza. I tre signori con il fischietto in bocca si rendano conto che ogni giorno addetti ai lavori e atleti si spaccano la schiena per rincorrere l’obiettivo della vittoria, avendo identica dignità di chiunque altro professionista del mestiere. Atteggiamenti come quelli visti al PalaRubini fra la supponenza di chi vuol far vedere nel modo sbagliato personalità latenti e incompetenza bagnata da compensazioni imbarazzanti, sono il segnale più preoccupante al movimento cestistico. Errori di tipo tecnico sono ammissibili, ci mancherebbe, e penso che da questo punto di vista la società del Presidente Rovelli non ha mai sfruttato la cattiva abitudine di lamentarsi dopo una sconfitta, comportamenti invece come quelli visti domenica sera no.

Coach Dalmasson, l’alchimista

Ne abbiamo viste tante a Trieste, ma vedere 188 centimetri di Coronica contro i 212 di Borra sinceramente ha stupito anche i più insensibili; l’Acegas Aps di questi tempi è anche questo, necessità di inventarsi qualcosa per far fronte ad un roster ridotto e ad un reparto assente. Se alla fine della fiera uno leggendo lo scout con i 12 punti di Borra e i 16 di Toppo potrebbe dire che l’esperimento non ha funzionato (o solo in parte), nelle pratica invece è riuscito benissimo, prima sfruttando l’effetto “imbarazzo” con Borra e soci e non capire cosa succedesse, poi lavorando sulla difesa di Coronica (e l’elevazione) davanti al lungo per sporcare i passaggi toscani; chiaro che una volta ricevuto il pallone per Toppo e Borra stesso sarebbe stato abbastanza semplice recapitarlo in canestro. Non a caso prova sia della bontà tattica pensata da Dalmasson che coach Moretti ha dovuto adeguare per buona parte del match la sua squadra a quella triestina, giocando con 5 piccoli.

Commemorazione e convincimenti

RubiniFinalmente a Trieste si RICORDA, non tutto scivola via nel silenzio. Bel gesto della società, nell’anniversario della morte del grande Cesare Rubini, ricordare con un omaggio floreale e una targa ricordo la sorella del “Principe”, Laura Rubini, un modo come un altro per rinverdire nomi di personaggi che hanno lasciato un segno indelebile nella pallacanestro triestina, italiana e mondiale.

Più difficile invece convincere il pubblico del PalaRubini che, comunque vada, la partita fra le mura di casa può essere sempre un motivo di divertimento e pathos; il calo evidente di presenze contro la prima della classe cozza con quanto è stato espresso in campo. E’ vero, si fa fatica a metabolizzare tutte queste negatività piovute addosso in poco tempo, ma gli argomenti per convincere la platea i ragazzi di Dalmasson li hanno tutti; resettare quanto sognato in estate è uno sforzo, render merito a quello che questa squadra sta dando, un dovere.

Raffaele Baldini (www.cinquealto.wordpress.com)

Pubblicato il febbraio 25, 2013 su HighFive, News. Aggiungi ai preferiti il collegamento . Lascia un commento.

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