Un timoniere, miseria e nobilta’ triestina e il Poz

Dalmasson, l’alchimista

Non vogliamo ricamare quanto è sin troppo evidente, il timoniere Eugenio Dalmasson, coadiuvato alla grande dagli assistenti Stefano Comuzzo e Matteo Praticò, sta ritagliandosi forse la parentesi professionale più performante della sua carriera: le tre stagioni a Trieste sono quanto di più virtuoso un allenatore possa mettere in gioco, situazioni societarie difficili, organico in continua evoluzione e crescita dei giovani, tutto chimicamente bilanciato per non creare traumi o esporre atleti a figure non meritate. Avrebbe potuto benissimo cavalcare gli imbarazzi dirigenziali per giustificare insuccessi, invece fino alla fine aziendalista dedito alla causa, e che causa! Il suo gioco di sistema ha fatto ragionare i giocatori alla stessa maniera, i nuovi arrivi hanno potuto metabolizzare in fretta proprio per un linguaggio comune, l’aspetto motivazionale unito alla capacità di produrre giovani “pronti” alla categoria ha prodotto un mix esplosivo che sta facendo impazzire una città. Presto però ci sarà una resa dei conti, e il coach veneto ha già sottinteso un qualcosa che DEVE essere preso come un monito da parte dei vertici: “spero che quello che stiamo facendo serva a qualcosa..”. Nessuno faccia le orecchie da mercante, lo sforzo fatto dai protagonisti di questa stagione, anche economico per certi, deve essere lo sprone a un seria assunzione di responsabilità dei vertici, i quali non possono continuare a trincerarsi dietro silenzi di prammatica o previsioni sulla carta.

Marco Diviach, che esordio

Parlavano di giocatore arrugginito dai pochi minuti di campo, probabilmente timido nell’approcciarsi alla squadra della sua città, comprensibilmente in cerca di inserimento graduale nei meccanismi di squadra; macchè, il ragazzone venticinquenne dimostra che neanche il terzo concerto di Rachmaninov (per un pianista come lui) in versione cestistica potrebbe metterlo in difficoltà: 16 punti, 5 rimbalzi e 14 di valutazione alla prima allacciata di scarpe in maglia biancorossa, mettendoci veramente poco a bagnare il suo esordio con canestro. Lo stesso Andrea Pecile fra i denti sostiene la bontà della scelta fatta dalla società triestina, ponendo Marco fra i più forti giocatori anche nella sua Bologna ma incomprensibilmente poco sfruttato. Vero è anche che il reale test avviene sempre la partita successiva all’esordio, però se il buon giorno si vede dal mattino (e con l’infermeria stracolma), si può già dire che una mano potrà darla eccome..

Nobilitate tergestina

Destino cinico e baro dello sport: ad un economia che sembra implodere a livello cittadino (chi è causa del suo male..), nello sport non si fanno eccezioni, e nulla valgono le “medaglie al merito” che registrano picchi inaspettati. In una banale domenica di Marzo in un campo di seconda serie nazionale (Legadue ndr.) si potevano ascrivere alla terra giuliana il trio di coaches Pozzecco-Steffe’-Sussi, l’arbitro Cherbaucich, 6 giocatori in maglia Acegas Aps, piu’ due in infermeria che rispondono al nome di Luca Gandini e Andrea Coronica; sinceramente dopo cotanto materiale umano di livello viene difficile parlare di una pallacanestro in crisi a Trieste, eppure e’ cosi, evidentemente anche in un terreno arido e sabbioso puo’ crescere la pianta piu’ rigogliosa.

Pozzecco-Steffè, esempio di correttezza e disponibilità

foto A.Perco

foto A.Perco

Vi assicuro che per qualunque individuo perdere e anche nettamente a casa propria tornando da personaggi conosciuti e’ una di quelle cose che fai fatica a digerire; conoscendo l’indole istintiva e verace del Poz gia’ si perdeva la speranza di vederlo uscire a rilasciare dichiarazioni in merito al match, magari preferendo una fuga con amici e parenti. Il primo a fare capolino dagli spogliatoi e’ Furio Steffe’, pronto a fare la disamina della partita con un filo di amarezza comprensibile; poi arriva Gianmarco, sfinito ben piu’ di una partita di basket giocata ai suoi ritmi, cioe’ a 100 all’ora, l’allenatore e’ un mestiere che consuma e per cui e’ veramente impossibile viverlo con leggerezza. Prende fiato e parte lo show, ne ha per tutti i giornalisti (in modo scherzoso ovviamente), intervallando argomentazioni serie sul match a uscite sdrammatizzanti come nel suo stile; c’e’ spazio anche per la commozione al ricordo del suo maestro Tullio Micol, forse lo spettatore piu’ attento da lassu’ alle gesta in panchina della sua creatura. Stanco ma totalmente disponibile e paziente, l’impressione che la carriera di allenatore non sara’ lunga quanto si possa credere, un emotivo e passionale rischia di farsi erodere dal turbinio di sensazioni che un coach deve somatizzare, ma forse e’ solo una mia impressione….

Raffaele Baldini (www.cinquealto.wordpress.com)

Pubblicato il marzo 4, 2013 su HighFive, News. Aggiungi ai preferiti il collegamento . Lascia un commento.

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