Poesia cestistica, super Ganda e il doveroso tributo

Una pagina di poesia cestistica

Esce dal campo visibilmente commosso Eugenio Dalmasson, in quei metri che dividono un allenatore dallo spogliatoio c’e’ tutto lo sfogo di un uomo che per settimane ha somatizzato le frustrazioni dei suoi ragazzi, di quel manipolo di straordinari professionisti che giornalmente doveva far fronte a ore di duro lavoro in palestra senza le gratificazioni della vittoria. Tutto quanto espresso dall’Acegas Trieste contro Verona e’ poesia sportiva, dall’abnegazione dei protagonisti nel voler fortissimamente conquistare ogni singolo pallone, alla fantastica espressione dei giovani virgulti che maturano in un palcoscenico importante come quello della Legadue; allora quale istantanea portarsi appresso nel giorno primaverile festa della Liberazione? I tuffi di Gandini sul parquet? Il backdoor di Tonut con servizio al bacio di Ruzzier? La leadership di Filloy? No, non svilite un poema intero recuperando stralci di quanto scritto, pensate e ragionate la pallacanestro come la costruzione mattone dopo mattone di un qualcosa di inimmaginabile: Verona e’ squadra strutturata per il salto di categoria, forse giocatore per giocatore LA squadra da battere in Legadue, con un allenatore di livello come Ramagli.  La grande sceneggiatura degli dei del basket ha scelto con perfetto senso del dramma l’occasione piu’ giusta, una sfida impari nella penultima uscita stagionale davanti al pubblico amico. Ci sono vittorie in Eurolega, quelle scudettate o di coppa…poi ci sono le vittorie che non riempiono gli almanacchi ma il cuore di chi le vive.

Grandi e grossi da una parteGandini dallaltra

kaliA vedere Verona ci si impressiona facile: se il play-guardia ha le fattezze di Lamma allora la preoccupazione e’ anche di incolumita’ fisica. Abdul Lawal non ha rivali atletici, Da Ros e Bozzetto sono fuori scala rispetto agli pseudo lunghi giuliani, e tutti gli altri a ruota. Ma approcciare male a una partita di basket vuol dire anche non far tirare Lawal per tutto un quarto (e questo dara’ il la alla partita impalpabile del coloured, condita da nervosismi evidenti con il compagno Lauwers), e se poi di fronte ti trovi Luca Gandini, diventa una serataccia. Il lungo triestino di nascita ha messo a nudo le limitate soluzioni offensive dell’avversario, colmando il gap atletico con una voglia fuori dal comune; nella serata magica il condimento migliore e’ un bel bottino offensivo di onnipotenza cestistica: tiri da tre punti, giochi in area sul piede perno e conversioni a canestro su rimbalzi offensivi. Luca Gandini, simbolo della Pallacanestro Trieste 2004 dalmassoniana.

Peccato non avere futuro certo, avremmo gia uomini su cui puntare

Delittuoso, destino cinico e baro che toglie i denti a chi ha il pane; e’ paradossale come la prima societa’ triestina di basket abbia competenze di altissimo livello fra addetti ai lavori e giocatori e non possa blindare i propri prodotti per mancanza di risorse economiche. Se fossi nei vertici societari farei un patto con il diavolo per servirsi di due timonieri come Eugenio Dalmasson e Stefano Comuzzo, farei carpiati per trattenere Gandini, Carra, Filloy… di giocatori in giro per l’Italia ce ne sono tanti, di UOMINI molti meno. E non parliamo del parco giovani in continua evoluzione come Ruzzier, Tonut, Coronica, Urbani…

 

Ultimo ciak al PalaTrieste: dovere morale esserci

Per una volta voglio lasciare da parte la mia indole disfattista e voglio convincermi che quella di domenica non sara’ l’ultima rappresentazione della Trieste cestistica in Legadue; troppi elementi convergono per fugare il dubbio che Trieste riesca nel suicidio di gettare all’ortiche qualcosa di molto importante. Però, come già detto in sede di presentazione della sfida contro Verona, il folto gruppo di appassionati ha il dovere morale per una volta di “sacrificare” le sirene primaverili con un atto di presenza per rendere omaggio alla PROPRIA squadra di pallacanestro. Ho scritto “propria” a caratteri cubitali perché non si può non chiamarlo tale un gruppo che ha dimostrato nelle condizioni più gravose di dare tutto (e forse qualcosa di più), senza vittimismi e con la passione costante.

Domenica contro Casale cala il sipario nel teatro del PalaTrieste, un’annata che, se da un lato ha ingrossato il fegato dei tifosi per svariati motivi, li ha anche arricchiti di quanto detto sopra. Ci sarà tempo dalla trasferta di Jesi per racimolare soldi per ingrassare le asfittiche casse societarie e per ricucire lo strappo con i “desaparecidos”; intanto, l’appuntamento per il saluto e l’applauso finale è domenica ore 18.05 PalaTrieste, questa volta senza scuse!

Raffaele Baldini (www.cinquealto.wordpress.com)

Pubblicato il aprile 26, 2013 su HighFive, News. Aggiungi ai preferiti il collegamento . Lascia un commento.

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