La situazione Pallacanestro Trieste 2004 vista da Roberto Degrassi

degrassiPeriodo caldo fra due canestri, situazione in divenire e certezze poche, una chiacchierata con il capo servizio della sezione sportiva de “Il Piccolo” Roberto Degrassi è l’occasione per ascoltare una persona che ne ha viste e vissute a Trieste, un giornalista che ha documentato fallimenti come quello del 2004 o che ha scongiurato vendite di diritti in passato, facendo uscire allo scoperto gli inciuci sotto pelle.

Roberto Degrassi, sensazioni a bruciapelo: come va a finire la telenovela Pallacanestro Trieste 2004?

Razionalmente la situazione non può che essere definita complicata, i 250.000 che ambiziosamente i tifosi cercano di raggranellare sono una chimera (lodevolissima operazione che sottoscrivo), necessario che esca dal cilindro del sindaco un jolly utile alla causa; se poi questo avesse i connotati di un proprietario unico per un nuovo corso allora tutto sarebbe ideale. Altrimenti resta l’unico vero movimento operativo, quello appunto dei tifosi e delle sottoscrizioni dell’abbonamento per smuovere anche le coscienze danarose…

Ogni giorno “silenzioso” che passa e una mazzata alla possibile risoluzione del problema; Brugnaro è credibile ma nel suo progetto non c’è la copertura totale e Trieste diventerebbe società satellite di Venezia, Cappellari non può andare oltre la gestione del Palatrieste… allora dove risiede il jolly del sindaco?

Luigi Brugnaro è uno dei pochi investitori che crede ancora nella pallacanestro insieme forse ad Armani, sicuramente quindi persona credibile; quello che lascia interdetti è l’idea fra le righe di Trieste succursale di Venezia, qualcosa che con una categoria di differenza, non ha troppo senso. A margine della questione Cappellari, eventualmente risolvibile nel 2014, l’idea è che l’unica via, jolly a parte, potrebbe essere quella dell’avvio di stagione con budget limitato, per poi accorpare realtà cammin facendo.

Questa situazione traccia sinistri connotati con il periodo Alibegovic e il rischio della vendita dei diritti. Chi è garante dello scongiuramento di tale ipotesi, solo i tifosi con l’iniziativa popolare?

Ci sono similitudini e il potere forte in grado di fermare qualsiasi operazione è sempre il sindaco e le istituzioni; quella volta, se in prima battuta le stesse istituzioni avevano avallato l’arrivo degli americani in città, poi sono state garanti di un blocco delle operazioni, trovando una soluzione autoctona. In questi casi essere vigili è la prima cosa, i tifosi in primis, per conservare gelosamente un patrimonio.

Secondo te la vendita dei diritti è un “conto politico” aperto o è solo per sbarazzarsi di un fardello ingombrante e riavere i soldi investiti?

Tutte e due le cose, per certi versi coincidenti. In primis la volontà è quella di rientrare di esborsi fatti a suo tempo, soprattutto per chi ha versato quote più consistenti.

A proposito dell’iniziativa “un abbonamento per salvare il basket”, a mia memoria è la prima volta a Trieste che gli appassionati provano fattivamente a dare un contributo per far sopravvivere la propria passione, direi un gran bel segnale…

Straordinaria iniziativa, anche perché è segno tangibile di quello che troppe volte si è palesato come un luogo comune non suffragato dai fatti: i tifosi questa volta stanno agendo in prima persona per garantire ancora pallacanestro di livello in città, e il segnale è molto più forte dei 7000 di Chieti o dei 4000 presenti per Italia-Croazia in estate. Tutti abbiamo sopravvalutato l’idea che il solo salto di categoria potesse incrementare il numero degli appassionati, invece 8 anni di oblio hanno allontanato diversi appassionati mantenendo lo zoccolo duro di 2500-3000 anime. Anche la società ha sottovalutato questo aspetto, il coinvolgimento doveva essere capillare, utilizzando tutti i mezzi a disposizione, portando in un sol colpo numeri importanti e una energia nuova che fungesse da spinta ad eventuali realtà imprenditoriali.

Dovessi fare un appello, a chi lo faresti, a sindaco, vertici societari o tifosi, e con quali contenuti?

L’appello è ovviamente incentrato sull’iniziativa dei tifosi, si faccia l’impossibile per supportare questo progetto e far decollare i numeri, anche sfruttando la media-piccola imprenditoria locale. Le piccole realtà cittadine capiscano quanto potrebbe essere utile investire piccole somme per l’acquisto di abbonamenti, per poi accattivarsi la clientela, un’operazione simpatia per il vantaggio di tutti. Questa è la miglior risposta al debole ed inflazionato appello alle Generali, alla Illy o aziende molto grosse, un segno di vitalità cittadina che produrrebbe un effetto domino molto importante. Qualora tutto volgesse per il meglio, allora l’altro auspicio ma che diventa secondo il mio parere necessità, è un repulisti societario con cambio di persone al timone, proprio per dare un segnale nuovo e convincente alla piazza; si sfruttino figure importanti del passato come Maric, Tanjevic, Laurel, per rendere credibile un progetto cestistico, competente ed appassionato.

Raffaele Baldini (www.cinquealto.wordpress.com)

Pubblicato il giugno 3, 2013 su HighFive, News. Aggiungi ai preferiti il collegamento . Lascia un commento.

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