Perchè la Nazionale italiana mi preoccupa…

L’asse play-pivot e la mancanza di leader

coach Pianigiani (da www.basketinside.com)

coach Pianigiani (da http://www.basketinside.com)

Preoccuparmi seriamente adesso dei risultati della Nazionale italiana di coach Pianigiani, magari supportati da un’infausta trasferta al torneo di Anversa con sconfitte contro Belgio e Israele, potrebbe essere alquanto superficiale e fuorviante; siamo pur sempre in una fase di preparazione, e l’idea che Datome e soci siano in una fase fisiologica di “scarico” è abbastanza credibile. Quello però che allarma personalmente sono due macro-aspetti a prescindere da qualsiasi prestazione: la debolezza strutturale dell’asse play-pivot e la mancanza di un leader nel gruppo.

Del primo qualcuno potrà dire che ho scoperto l’acqua calda, ma entro nelle pieghe argomentali: il trio Cinciarini-Poeta-Vitali messo assieme forse non fa un playmaker vero, Cavaliero gioca ormai da guardia e Trevis Diener sembra lontano dalla condizione migliore; il problema è che lo stesso Diener è un playmaker a cui piace “pompare” la palla, sentirla in mano, ma in questo modo già si stronca una delle caratteristiche che potrebbe innalzare il valore della squadra di Pianigiani, quella di correre veloce in transizione offensiva. Eh si, avendo un reparto lunghi non statico ma dinamico, l’idea di innestare una 4×100 nasce da due presupposti eventuali: ovviamente la capacità di prendere i rimbalzi e poi l’immediato rilascio della palla da parte del regista per i compagni. A sprazzi, nel torneo di Trento questo si è visto e ha portato discreti dividendi.

Il reparto lunghi sia ben chiaro non ha l’anello debole nella pesante assenza di Andrea Bargnani. Marco Cusin, Angelo Gigli, Nicolò Melli (?) sono cestistici monodimensionali o quasi, cioè incidono a questi livelli sono offensivamente, ed anche ad intermittenza; manca totalmente la chiave difensiva, forse presente solo nel tenere lunghi faccia  a canestro che partono dai 5-6 metri. I chili, i centimetri e le furbizie di uomini d’area come potevano essere Chiacig, Marconato, Rusconi….non ce ne sono più. Si è visto contro uomini bravi come Lampe ma non certo Gasol o roba simile, che vicino a canestro non c’è presenza, e hai voglia a prestare qualcuno alla causa, manca proprio massa. E, come detto sopra, non sarà certo il “Mago” a dare la chiave difensiva o la doppia cifra certa di carambole prese, pur essendo un giocatore che senza Gallinari ha un suo perché.

In ultima analisi la questione leader: la Nazionale ha tanti “battitori liberi”, tanti ottimi talenti come Belinelli, Datome, Gentile, Aradori, ma nessun leader emotivo e “professionale”. L’uomo che incarnava questo ruolo era proprio Danilo Gallinari, esempio di ATTITUDINE se ce n’è uno e di ambizione, giocatore che pur essendo ancora molto giovane metteva in riga i compagni richiamandoli all’ordine senza alzare la voce, a non lesinare una goccia di sudore neanche in allenamento. Il più vicino a lui poteva essere Daniel Hackett, fra l’altro in un ruolo molto utile (vedi sopra), purtroppo fuori dai giochi per diversi motivi. Marco Belinelli non poteva esserlo, da “specialist” NBA e con una stagione nuova in cui non può sbagliare niente alla corte del Pop a San Antonio, era ovvio che gestisse la sua presenza in Nazionale in funzione anche di quello che sarà, Gigi Datome troppo silenziosamente schivo per pensare a 12 o 14 di loro.

Coach Pianigiani e il suo staff sono guide sicure al team azzurro, per cui non sarà certo un mistero tutto quanto sopra descritto, viene però spontaneo pensare che il miglior modo di limare alcune deficienze del gruppo sarà proprio quello di vincere quando conta, anche perché si ha l’impressione che se questo gruppo si gasa, allora può fare discrete cose su un campo di pallacanestro.

Raffaele Baldini (www.cinquealto.wordpress.com)

Pubblicato il agosto 19, 2013 su "Passi in partenza", HighFive. Aggiungi ai preferiti il collegamento . Lascia un commento.

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