Addio al mondiale…

L’Italia saluta il mondiale e mortifica il rilancio del movimento

bandiera-mezz-asta-1La meritocrazia e’ una investitura a scadenza, anche molto breve; consuma o accresce la propria valenza con l’incedere degli esami, e nel caso dell’Italia ribalta completamente un concetto nell’arco di un campionato Europeo: da squadra che meritava la qualificazione mondiale dopo le prime due fasi di qualificazione, a giusta esclusa dal lotto delle magnifiche di Spagna 2014.

Non e’ essere volta gabbana (becero sport popolare fra i giornalisti, oltre che fra i tifosi), ma una razionale analisi del cammino e del rendimento: la tesi “disfattista” si basa su una seconda fase con sconfitte, onorevoli, contro Slovenia e Croazia, e una vittoria a qualificazione avvenuta contro una Spagna oggettivamente a marce basse. Poi, una buona uscita contro la piu’ forte Lituania nel quarto di finale, e la discesa all’inferno nelle finaline. Prima lo shock contro l’Ucraina di Mike Fratello, nazionale non trascendentale che ha abusato delle gambe stanche azzurre in una sconfitta piu’ pesante di quello che dice il punteggio finale, infine l’ultima chance contro la Serbia gettata alle ortiche prima ancora di giocarla, con un primo quarto da tregenda. Capirete anche voi quindi che una tesi difensiva e’ alquanto ardita, pur restando i sani principi che hanno coinvolto la nazione cestistica in un moto d’orgoglio e passione dopo le gesta di Capodistria.

Usciamo anche dai luoghi comuni del giorno dopo: “eravamo stanchi” (perche’ le altre nazioni non hanno giocato le stesse partite?), “avevamo i big fuori” (perche’ le altre nazioni non avevano almeno 2-3 top player a casa?), “ci e’ mancata un po’ di fortuna” (nelle competizioni non esiste la fortuna o sfortuna). La realta’ e’ che abbiamo creduto di avere in Belinelli il leader che sostituisse Gallinari (impietose le cifre dell’Europeo con il 38% da due punti e neanche il 29% da tre), abbiamo sperato di avere piu’ che un lungo una dea Kali Marco Cusin che coprisse il ruolo per tre, confidavamo su un Diener recuperato….

Sapevamo che la Nazionale italiana non aveva la qualita’ per competere ai massimi livelli, il gruppo e il grande entusiasmo avevano mascherato nella prima fase deficienze piuttosto  evidenti; coach Pianigiani non ha avuto il coraggio di un Gentile o di un Cinciarini, si e’ aggrappato alla propria filosofia di basket come un disperso alla scialuppa di salvataggio, senza osare, senza inventarsi qualcosa di diverso per cambiare il corso delle partite. Sia ben chiaro, i suoi meriti stanno in tutto quanto si e’ visto nella prima fase, anche nell’aver “coperto” il gruppo nel deprimente pre-europeo fra sconfitte e infortuni vari.

Peccato, ma peccato veramente, tutto il movimento aveva bisogno della scarica di adrenalina di una presenza mondiale (la wild-card e’ una chimera), una proiezione ottimistica in virtu’ del possibile re-inserimento di Gallinari, di Bargnani (Hackett deve farne di strada per riguadagnare la fiducia di tutti), di Polonara e della costante crescita di Datome e Gentile formato cinque stelle post Slovenia.

Per cui nessuna incoerenza ma mutazioni repentine, Italia uscente dall’Europeo con dei meriti ma meritatamente a casa dai mondiali.

Amen.

 

Raffaele Baldini (www.cinquealto.wordpress.com)

Pubblicato il settembre 21, 2013 su HighFive, News. Aggiungi ai preferiti il collegamento . Lascia un commento.

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