Che le aziende aprano gli occhi, voltarsi indietro e il ritorno del Mastro

Se di fronte a questo spettacolo le aziende non si muovono, è sfregio cittadino!

svegliateviChe io non venga tacciato di campanilismo spinto, che la mia passione cestistica non sia confusa con una limpida dissertazione tecnico-tattica riguardante l’ennesimo capolavoro della squadra di coach Dalmasson in terra sicula. Tutto quanto andrò ad esporre esula da tutto ciò, mira dritto ad evidenziare illogicità territoriali-economiche tutte di marca giuliana. Una volta, e penso a grandi realtà come le Generali, la Illy, (ei fu) la Stock, ecc. nascevano aziende  che radicavano la loro presenza sul territorio, forti di un’appartenenza locale irradiata lungo lo stivale; Trieste e lungimiranti imprenditori uniti da un cordone ombelicale inscindibile, una simbiosi che portava lustro vicendevolmente. Con il passare degli anni, la fredda logica capitalistica, l’espansione territoriale e l’idea della provincia come freno all’internazionalità, ed ecco che tutto cambia: chi chiude (vedi la Stock), chi mantiene una scatola vuota per onor di fondazione (vedi Generali), chi consuma l’etichetta cittadina a scopi politici (vedi Illy), fatto sta che la corrispondenza cessa di avere un senso. Parole certamente sono state spese, ma nessun concreto gesto a favore della città. Tutto questo per dire che Trieste ha un orgoglio (uno dei pochi rimasti) a livello nazionale: la squadra di pallacanestro, fatta con quattro soldi e tanti ragazzi indigeni, da un condottiero che ha sposato la causa senza piagnucolare dietro a possibili acquisti da fare. Sempre la squadra che porta il nome della Pallacanestro TRIESTE dal Piemonte alla Sicilia, è salita agli onori delle cronache per aver inanellato un filotto di tre vittorie consecutive a danno delle tre più forti compagini di categoria (assieme a Trento ndr.), ed è la stessa che tristemente non trova un main-sponsor da apporre sulle canotte di gioco. Vogliamo finirla di far finta di niente? Vogliamo dare un senso politico anche alla questione, prendendo di petto la responsabilità di supportare il progetto? Non si svilisca il discorso considerando l’ambito sportivo un elemento da serie B, se solo si facesse un minimo approfondimento dei numeri che gravitano attorno al basket, vedremmo che la questione è socialmente rilevante; e se un progetto è sano, il giovamento è di tutti.

Guardarsi dietro, volare bassi

Nel ciclismo guardarsi indietro è spesso segno di piccola crisi in corso, di sgretolamento delle certezze accumulate fino a quel momento, la paura di venir ripresi dopo tanta fatica. Per la Pallacanestro Trieste 2004 invece potrebbe essere un sano esercizio (o esorcismo?) di umiltà in virtù del motto caro ad ogni allenatore: chi siamo, da dove veniamo e dove vogliamo arrivare. La breve storia stagionale infatti ha delineato vizi e virtù della squadra: con la consapevolezza degli ultimi (soprattutto dopo la doccia fredda contro Trento) ma con il coraggio dei primi si è riusciti a fare il colpaccio ad Imola e il botto casalingo contro Verona; con il fisiologico sbandamento da sbornia e il leggero volo pindarico, ci si è scontrati con un muro e cinque sconfitte consecutive. Il ritorno con i piedi per terra ha prodotto una quadratura del cerchio talmente tarata bene da sortire tre vittorie di fila, di cui due in trasferta e con viaggi lunghi, contro blasonate prime della classe. Quindi, per il principio transitivo, guardarsi indietro genera una concentrazione ed una “fame” che porta ottimi dividendi, e ora si va a Napoli….

Bentornato “Mastro”

Segnali inquietanti spezzavano il pre-partita a Capo d’Orlando: una foto sui social network di Mastrangelo e Candussi in camera d’albergo a dir poco imbarazzante poteva essere il presagio ad una serata difficile; invece l’esorcismo ha funzionato alla grande, il resto l’ha fatto il coach dando fiducia e quintetto al mancino friulano; ecco confezionata la prestazione da MVP assoluto, capace di segnare canestri pesantissimi, tornando ad essere l’additivo super intenso dei biancorossi. Il riveder la luce dopo alcune uscite incolori è quanto mai incoraggiante per il resto della stagione, una pedina del “sistema” dalmassoniano che non poteva perdersi per strada; non è un caso che il blocco granitico ed allineato forgiato questa estate ha fatto si che improbabili protagonisti dei caldi minuti finali non pagassero lo scotto di cotanta responsabilità; non è un caso che i due liberi della vittoria sono stati sigliati dal compagno di camera “calzettonato” di Mastrangelo.

Raffaele Baldini (www.cinquealto.wordpress.com)

Pubblicato il dicembre 9, 2013 su HighFive, News. Aggiungi ai preferiti il collegamento . Lascia un commento.

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