L’editoriale di Basketnet

Il futuro è….Adecco!

Premetto che non sono abbastanza “antico” per vivere di “ah, quando c’erano…”, ma sono discretamente “vintage” per gradire la storica etichetta A2 per definire il secondo campionato nazionale. Alle volte ho l’impressione che in Italia lo sforzo maggiore venga fatto per cambiare la confezione e non la sostanza e, da che mondo e mondo, uno può scimmiottare il trenino o l’aeroplanino con il cucchiaio in mano, che la minestra insipida rimane sempre quella. Certo, c’è un’esigenza di sponsorizzazione, quindi di moneta sonante entrante come ossigeno al movimento, e quindi adeguiamoci a questa… Adecco Gold.

Presto si arriverà al giro di boa stagionale e un bilancio generale è possibile tracciarlo, valori ormai spalmati in più partite, protagonisti noti e meno noti, aspetto mediatico da rivedere. Dico subito che l’Adecco Gold è il campionato più imprevedibile dello stivale, mai nulla di scontato e gerarchie mutanti settimanalmente;  da questo punto di vista il pathos è garantito e non è cosa da poco per lo spettacolo. Valori espressi: raggiunto il punto più basso per la seconda serie nazionale nella scorsa stagione, in cui onestamente solo le regole e la presenza dei coloured (pochi di livello ndr.) marcavano le differenze rispetto alla categoria più bassa, la nuova suddivisione dei campionati, da un lato ha reso più omogenee le regole per la composizione dei roster, e dall’altro, con il ritorno al dilettantismo, si è dato una grossa spinta a livello qualitativo per esborsi possibili su italiani di assoluto livello. Mancinelli, Basile, Di Bella, Soragna, Amoroso, ecc. non sono solo retaggi dei buoni uffici del Poz o generosi slanci di qualche magnate appassionato, ma sono la più logica conseguenza di fiscalità più accomodante. Sempre che tutto ciò non diventi il viatico ad una gestione “allegra” dei bilanci che ha già registrato qualche sinistro scricchiolìo…

Grandi competenze, unite ad americani scelti fra usato sicuro e scommesse poco pretenziose, hanno confezionato un prodotto godibile agli occhi degli appassionati. Avrete notato che con un carpiato degno della Cagnotto ho evitato di approfondire l’elemento cardine di una politica per la seconda e terza serie improntata sulla valorizzazione dei giovani; senza giri di parole, pur sottoscrivendo il progetto e il bonus su chi investe sulle nuove leve, il quadro dei talenti pronti a sbarcare il lunario (ergo, arrivare in serie A con minuti potenziali a disposizione) si contano sulle dita di una mano. Sia ben chiaro, nessuno nella stanza dei bottoni penso abbia avuto la presunzione di cambiare con quattro codici del regolamento il movimento ala base, per cui l’assunto secondo cui i bravissimi piombano direttamente in serie A rimane tale, ma la postilla è che ci sarà domani un secondo treno quale ulteriore possibilità per i “ritardatari”.

Possibile quindi che nel macro cosmo italico baskettaro ci sia qualcosa che possa assomigliare alla giusta via? Duole citare un vecchio adagio scolastico, “il ragazzo è intelligente ma non si applica”, e in questo caso l’applicazione sta tutta nella vendita del prodotto. Siamo sempre lì, l’atavico problema della comunicazione, il veicolo decisivo per far arrivare capillarmente uno spettacolo degno di questo nome; siamo partiti con un restyling del sito ufficiale a dir poco imbarazzante, punteggi sbagliati e sezioni monche, intuitività pari a quella per la compilazione della lista “R” (iscrizione roster alle partite), ancora oggi lontano dalla sufficienza. Copertura televisiva al minimo, nessun’altra forma mediatica di coinvolgimento. In questo stato dell’arte, potremmo avere per le mani il Dream Team, ma se lo facciamo giocare a porte chiuse con le luci spente, tutto diventa dannatamente inutile.

Raffaele Baldini (www.cinquealto.wordpress.com)

Pubblicato il dicembre 10, 2013 su HighFive, News. Aggiungi ai preferiti il collegamento . Lascia un commento.

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