Paura per Mastro, un emergente di grido e il Babbo Natale in cassa integrazione

Paura per Mastro, fiato sospeso ma alla fine vince sempre lui

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foto A.Cervia

La partita tatticamente e numericamente era consegnata a Veroli, ma emotivamente si è conclusa con l’infortunio a Daniele Mastrangelo, caduto incidentalmente con Carra a terra e per qualche attimo immobile sul parquet; non c’è partita di pallacanestro che tenga, il fiato sospeso dei 2500 del Palatrieste rendeva bene l’idea di quello che realmente importava da quel momento in avanti. Trasportato per accertamenti in ospedale, già dai primi minuti successivi all’uscita dal campo i segnali erano incoraggianti: piena coscienza ma tanto dolore, la schiena dell’uomo di gomma messa a dura prova dal crudo legno del Palatrieste. Ma Daniele è tosto come sul campo da basket, probabilmente sarebbe sceso alla bersagliera dalla lettiga per tornare ad aiutare i compagni, ma il protocollo prevedeva altro (grazie a Dio), e la convinzione di vederlo molto presto a dare il pieno di energia alla Pallacanestro Trieste 2004. Non c’è partita e risultato che abbia un senso senza la piena salute dei giovani atleti, per cui la partita è finita a 57” dalla fine del terzo quarto. Auguri “Mastro”, di cuore!

Un allenatore emergente consacrato al Palatrieste: Marco Ramondino

Diciamola tutta: il suo nome già circolava da qualche anno nei taccuini dei dirigenti di società importanti, Marco Ramondino, scuola Capobianco, semplicemente ha confermato tutto quanto di buono si era detto sul suo conto. Maniacale nel preparare le partite, ha avuto dal primo minuto in mano il quadro chiaro di cos’era la Pallacanestro Trieste fra le mura amiche; per l’amor del cielo, poi vanno in campo i giocatori, ma con indicazioni chiare la strada diventa meno tortuosa. Voleva spezzare il ritmo dei giuliani e lo ha fatto, voleva cogliere qualche lento rientro difensivo e lo ha fatto con transizioni offensive rapide e ficcanti, voleva far “ragionare” l’attacco di Carra e soci e ha proposto diverse difese, a metà e tutto campo. Poi, la Trieste di ieri, non era un invasato animale da parquet come di consueto, per cui limitare Diliegro, bloccare le bocche da fuoco Hoover e Carra poteva bastare ed avanzare per portare a compimento l’impresa. Non bastasse, il buon Ramondino ha giocato con le stesse armi del rivale Dalmasson, abituando i suoi a mettere per primi le mani addosso (in senso sportivo, quanto è lecito farlo secondo la terna arbitrale), anticipando tutte le linee di passaggio, evitando così piagnistei di fine partita come molti colleghi hanno fatto vedendosi usciti sconfitti. A memoria (e gusto) del sottoscritto, dopo la Soresina di Trinchieri, la Ozzano di Salieri, questa è la squadra con più identità forgiata dal proprio timoniere, un coach di cui sentiremo parlare a lungo…

Babbo Natale non porterà doni, la Befana è un’illusione….chi aiuterà la Pallacanestro Trieste?

Facce inequivocabili, laconici e lapidari quadri d’insieme e solo speranze nel futuro; questo è quello che il Presidente Mario Ghiacci elargisce prima delle festività, ottimismo caratteriale con uno sfondo cupo alle spalle. Lo spiegherà lui meglio in un’intervista che il sottoscritto ha già disposto a breve con il capo del sodalizio cestistico, ma l’impressione è sempre quella: le proposte sono preconfezionati protocolli che al giorno d’oggi non possono trovare rispondenza; il vecchio adagio della cifra per un rettangolo di stoffa da apporre sulle maglie di gioco o per uno striscione al Palatrieste, è pratica ormai in disuso. Qualsiasi imprenditore dirà che è necessario salire di livello, una possibilità manageriale di scambio importante per ottenere benefici reciproci e per cui valga un investimento, non l’esborso per una visibilità che non ci sarà mai. Forse solo adesso, da ignorante in materia, ho capito la matrice di quella “sordità” imprenditoriale locale, solo ora ho capito che c’è bisogno di un progetto ben più illuminato per scardinare l’immobilismo delle poche aziende eventualmente disposte ad avere interessi PRIMA territoriali e poi, a cascata, sportivi. La sintesi è che bussare alle porte di chiunque è pratica ragionevolmente utile per lavarsi la coscienza di fronte al popolo, studiare ore ed ore proposte nuove, una vocazione di pochissimi.

“Natale sotto canestro” o sotto silenzio?

Anche in questo caso ci si potrebbe collegare a quanto sopra descritto: l’iniziativa “Natale sotto Canestro” è lodevolissima: proporre ad una cifra vantaggiosa 20 biglietti da regalare ai clienti delle piccole-medie imprese per il match con Veroli, ha la freschezza della novità e della bontà di fondo. Il risultato però è stato asfittico: 8 risposte soltanto (di cui una società sportiva ndr.) sono il segno che qualcosa non è andato come si sperava. Forse siamo alle solite, il megafono mediatico ha funzionato con il silenziatore, nessuna conferenza stampa ad hoc, nessun lancio (o quasi) dagli organi preposti…l’idea che tutto sia proporzionato all’investimento fatto; certo, è anche vero che se in famiglia non ci sono soldi, non è possibile portare tutti al Luna Park. Stop.

 

Notizia cestistica invece che riempie di petali di rosa questo periodo natalizio, è il matrimonio dell’arbitro Paolo Cherbaucich (promosso lo scorso anno in Legadue); auguri di cuore al fischietto e alla consorte!

Raffaele Baldini (www.cinquealto.wordpress.com)

Pubblicato il dicembre 23, 2013 su HighFive, News. Aggiungi ai preferiti il collegamento . Lascia un commento.

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