Basket e Trieste…meno male che ci pensano gli altri

Michael Jordan a Trieste

Michael Jordan a Trieste

Orgoglioso e arrabbiato….e più mi inorgoglivo e più mi arrabbiavo…. e il comun denominatore è sempre quello, la pallacanestro e la città di Trieste. Nella giornata natalizia in cui l’NBA con illuminato senso del marketing proponeva sfide di cartello (o immaginate tali) in una non stop baskettara, Sky deliziava la platea con un aperitivo gustosissimo: l’Avvocato Federico Buffa che romanza in 54 minuti la storia del più grande giocatore di tutti i tempi Michael Jeffrey Jordan. Un sussulto ad un certo punto del racconto, in cui Buffa cita Latanya Pollard, la più forte giocatrice d’Europa (e forse del mondo), magicamente di stanza a Trieste, città definita dall’Avvocato come “uno dei più grandi palcoscenici sulla faccia della terra” (minuto 23 e 40” circa).  http://www.youtube.com/watch?v=ldiK_OEGpz8

Troppo sconfinata la conoscenza cestistica (e non solo) di Buffa per non suscitare un moto d’orgoglio per chi è nato e ci è vissuto, per chi ha respirato l’aria nobile della terra di confine, per chi ha visto tanto, seppure parziale eredità di una storia che parte da molto più lontano. Allo stesso tempo mi viene in mente un recente articolo di un autorevole quotidiano nazionale che citava Trieste come una dei tesori sconosciuti d’Europa, una meta mai presa in considerazione dalla massa turistica, ma capace di sconvolgere chi la visita casualmente. Allora due indizi fanno una prova (e una grossa incazzatura ndr): non sappiamo vendere il nostro prodotto!

Penso che da Trieste è partito un ragazzo con una valigia di cartone e che poi diventerà Hall of Famer in due discipline diverse come Cesare Rubini; un uomo che creerà in tre vesti (giocatore-allenatore-dirigente) la dinastia della Milano vincente, portandosi dietro altri esponenti come Jellini, Pieri, Vecchiato. E noi distratti, intitoliamo il palazzo dello sport con una cerimonia per pochi intimi, le fondamenta della pallacanestro italiana hanno impressa l’alabarda e noi quasi ce ne dimentichiamo. Ma noi siamo perversi, rigettiamo talenti nostrani senza neanche accorgerci di loro: Pozzecco, Attruia, Pecile solo per citarne alcuni.

A Trieste passano grandi protagonisti, addirittura il più grande di tutti i tempi come Michael Jordan, seguito da Worthy… ma tanto era un giro di giostra del Luna Park Stefanel, che passa e va lasciando la polvere ed un futuro fallimento. Siamo l’antitesi della città di provincia, in cui sarebbe bastato uno spot di quel tipo per fare meta di pellegrinaggio di appassionati.

Cresciamo il più forte giocatore d’Europa come Dean Bodiroga, godiamo del suo talento cristallino, ma come sempre ci facciamo sfilare di mano il gioiello per far grande, guarda caso, Milano (e altre grandi d’Europa); annoveriamo nelle squadre succedute nel tempo il piu’ forte italiano forse di tutti i tempi come Dino Meneghin, grandi nomi come Gentile, Fucka, Bertolotti, De Pol, Tonut, con una traccia indelebile solo nei ricordi dei veri appassionati. Si, perchè il posto più vicino alla memoria cittadina riferito alla pallacanestro era un cassonetto dell’immondizia, pronto a raccogliere cimeli e ricordi di anni gloriosi giocati ai massimi livelli (vedi fallimento del 2004).

Maledetto fatalismo giuliano, quel vento freddo di Bora che gela emozioni, che fa scivolare addosso qualsiasi situazione; attenzione, il triestino non è uno che dimentica, ma neanche rinverdisce i fasti. Qualunque appassionato può stare a parlare delle ore citando uomini e momenti storici vissuti dalla palla a spicchi, ma nessuno è disposto ad investire tempo, risorse e spazi per lasciare ad imperitura memoria tracce di gloria sportiva. Quanti ragazzini del nuovo millennio sanno che a Trieste è venuto Jordan, che ha giocato con la casacca triestina Dino Meneghin o che al femminile si è avuta la più grande esponente del genere come la Pollard?

Sale la rabbia perchè tutto è fedele specchio dell’epoca attuale, figlia cioè dei 7000 spettatori nella sfida promozione di due stagioni or sono, e dei due terzi che ancora pensano che il basket a Trieste sia una moda passeggera, un evento da vivere solo quando si accendono i riflettori….

Meno male che si sono ancora illuminati (Buffa, Eleni, Tavcar, ecc.) a ricordare il valore del binomio pallacanestro-Trieste!

Raffaele Baldini (www.cinquealto.wordpress.com)

Pubblicato il dicembre 26, 2013 su "Passi in partenza", HighFive. Aggiungi ai preferiti il collegamento . Lascia un commento.

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