La crescita di Trento e di Spanghero, occasioni sprecate e una poltrona per due

Trento e Spanghero, crescita continua

Era dalla prima che del girone d’andata che non vedevo Trento e il triestino Marco Spanghero, ed anche in quella occasione pochi sono stati gli spunti tecnico-tattici visto i valori sballati dalla palla a due. In questa occasione esco dal PalaTriento (e dalla gradevole cornice femminile delle hostess) con appunti definiti, a tratti sorprendenti: coach Buscaglia, mai giudicabile appieno per espressioni contraddittorie delle sue squadre nel corso degli anni, dimostra di aver dato un’identità alla squadra, di avere delle idee e di avere un seguito del gruppo. L’Aquila vista contro Trieste ha alzato ritmi ripartendo con veloci transizioni come fosse un diktat calibrato in settimana, ha espresso un basket divertente e improntato al collettivo, dove l’ extra-pass non solo ha garantito tiri comodi ai suoi ma anche ha coinvolto nel match tutti. Uno dei “benefattori” in tal senso e’ proprio il triestino Marco Spanghero, entrato subito in partita con passaggi smarcanti al bacio e grande personalità in cabina di regia; conoscendolo bene ci si sarebbe aspettato il “deragliamento” improvviso da istintività, invece niente. Spanghero sta crescendo proprio nelle letture fra le pieghe della partita, bilanciando fra soluzioni personali e controllo del ritmo; se ci mettiamo poi una difesa competente, allora il prodotto di scuola Servolana sta maturando a tutto tondo, e i risultati eccellenti di Trento sono anche merito di questa evoluzione, del singolo e di squadra.

Le occasioni sprecate

In battaglia non si ammettono indietreggiamenti. La Pallacanestro Trieste 2004 si appresta ad affrontare la parte più dura della stagione e i tempi per l’apostolica comprensione e’ finito da un bel pezzo. Francesco Candussi deve necessariamente capire che il praticantato e’ finito, un quintetto base a Trento a casa della prima della classe presupponeva un approccio famelico al match, un attacco all’area pitturata con continuita’ e con i gomiti larghi, anche perchè il piano tattico di coach Dalmasson era quello di mettere i suoi centimetri  e i chili di Diliegro contro le deboli resistenze difensive di Baldi Rossi (difensore rivedibile sui lunghi) e Pascolo (leggero). E’ ormai assodata l’impossibilita’ di far coesistere i due lunghi biancorossi, però quello che e’ più sanguinoso riguarda l’atteggiamento prima che l’aspetto tattico. Idem dicasi per Will Harris, o forse con maggior forza; lui, come Hoover e Wood, si giocherà un posto dei due a disposizione da qua in avanti, gli scout ben confezionati (cioè numeri lusinghieri ma dannatamente vuoti per incisività) non bastano più. Nella partita in cui Harris restava l’unico rappresentante stelle-strisce, non c’e’ stata mai la sensazione che potesse prendersi la squadra sulle spalle con canestri e soluzioni personali; va bene seguire il gioco di sistema imposto dal coach, ma un giocatore di personalità lo si vede anche in pochi lampi. La “confezione” e’ ben presentata, non vorremmo che all’interno della scatola ci sia poco più del vuoto amplificato.

Una poltrona per due

una-poltrona-per-dueDiamo per scontato due cose: Brandon Wood esordirà con Imola (anche perchè altrimenti non avrebbe un gran senso tesserarlo per dare il “cinque” ai compagni), e Ryan Hoover toglierà i punti di sutura in settimana essendo a disposizione dell’allenatore. In pratica, ci saranno due posti per tre giocatori nella delicatissima sfida contro Imola, una responsabilità pesantissima per coach Dalmasson.

– PERCHE’ LASCIARE FUORI HOOVER

Perchè e’ quello che fino a questo momento ha convinto di meno, le sue reiterate proteste agli arbitri (alcune hanno la fondatezza di 19 punti in fronte!) sono un campanello d’allarme per un gruppo che deve stare sereno. Inoltre con l’arrivo di Wood ci sarebbe un esubero di esterni, senza contare gli oltre 7 rimbalzi a partita che garantiva Harris. Insomma nella logica dei ruoli, Ruzzier-Carra-Hoover-Wood-Tonut sarebbe troppo materiale umano a pestarsi in piedi sul perimetro.

– PERCHE’ LASCIARE FUORI HARRIS

Perchè in partite di questo genere e’ necessario avere giocatori di personalità, e Hoover ha più caratura da questo punto di vista di Harris, avendo già dimostrato di avere l’ultimo tiro nelle mani. L’arrivo di Wood potrebbe concentrare le attenzioni della difesa avversaria sul nuovo arrivato e garantirgli scarichi ottimali per tiri “piedi per terra”; sempre che Wood sia d’accordo nel scaricare palloni…. L’assenza di grossi calibri (a livello fisico) nelle fila dell’Aget, potrebbe anche far propendere il coach per una cavalleria leggera d’assalto.

Climi e climi, il Palatrieste come fattore

Tranquillizzo subito la stra-grande maggioranza dei tifosi più accesi che considera Trieste come il capolinea del calore sportivo. A Trento si e’ respirata la stessa identica aria “nordica” da teatro, con tanta gente, educata, ma decibel sotto il par (eccetto per la musica negli intervalli sparata più forte che al San Paolo di Napoli); e’ evidentemente la matrice “nordista” che raffredda gli spiriti degli appassionati. Certo e’ che nella prossima sfida con Imola, e sulla scorta dell’appello fatto da capitan Carra, il Palatrieste non può diventare un avversario in più nella lotta per la salvezza, niente come il trascinamento della propria gente può generare forze impensabili; la società cerchi di agevolare questa forma spontanea di coinvolgimento, da domenica cominciano le sfide senza ritorno e, a oggi, la Pallacanestro Trieste 2004 sarebbe dritta dritta spedita all’inferno….

Raffaele Baldini (www.cinquealto.wordpress.com)

Pubblicato il gennaio 13, 2014 su HighFive, News. Aggiungi ai preferiti il collegamento . Lascia un commento.

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