Briglie sciolte, scelte impossibili e l’uomo-franchigia

Lasciate Wood a briglie sciolte!

Wood mostra i muscoli (foto A.Cervia)

Wood mostra i muscoli (foto A.Cervia)

In una singola partita si è visto tutto ed il contrario di tutto nel diverso approccio di un americano al gioco: nel primo tempo Brandon Wood ha diligentemente eseguito le direttive del coach, incastonato in un sistema equilibrato, in cui tutti hanno la stessa incidenza. Risultato? un giocatore spento, un attaccante spuntato e svogliato difensivamente, insomma un uomo che aveva già fatto un virtuale check-in per il ritorno in patria. Nel secondo tempo esce l’istinto primordiale e la musica cambia di brutto: ricerca spasmodica di palloni giocabili, responsabilità caricata comodamente sulle spalle e esaltante sfida a distanza con J.R. Giddens. Risultato? quasi da solo l’uomo da Kokomo trascina ad una possibile vittoria i propri compagni, anche regalando brani di competente difesa, proprio su Giddens. L’ultima versione di Dr. Jekyll e Mr.Hyde è l’unica via alla ricerca di un possibile leader in squadra, lasciando a briglie sciolte Wood, anche perchè il solista a disposizione di coach Dalmasson è poi capace di vedere il gioco ed eventualmente scaricare palloni al bacio ai compagni, come nel passaggio smarcante per Candussi nel finale.

L’eventuale rinuncia al giocatore? una tragedia…

Duro mestiere quello del coach, scelte impossibili

Il mestiere dell’allenatore è uno dei più complessi al mondo, decisioni in tempo reale sotto pressione, calcoli in cui 1+1 non fa mai (o quasi mai) 2, l’imponderabile che abbraccia il 50-60% della gestione di una partita di pallacanestro; ecco che anche a Brescia le situazioni nel divenire sono state un rebus verso e proprio: Dane Diliegro, devastante per buona parte del match, chiamato in panchina per un pò di riposo e un Candussi che entra e fa bene altrettanto, dimostrando di essere più “logico” nella chimica del quintetto in campo. Cosa fare nell’ultimo quarto? Lasciare Candussi o rimettere in campo Diliegro? la via di mezzo forse ha rischiato un giocatore freddo da troppi minuti di panchina e tolto uno carico a pallettoni ma meno esperto….

La seconda scelta è di tipo strategico: Tonut o Coronica nei minuti decisivi è voluto dire maggior tasso difensivo della squadra, a discapito di un Harris forse più offensivo. La difesa nei minuti finali è stata competente, l’attacco meno… è tutta una questione di scelte, ad ognuno la sua!

J.R. Giddens, la sintesi di quello che significa “giocatore-franchigia”

Bignami del piccolo General Manager in Adecco Gold: spendere qualche soldo in più e portarsi a casa le maestranze di giocatori come J.R. Giddens. Uomo che incarna tutto (e qualcosa di più) quello che può servire alla causa: punti, leadership, visione di gioco, verticalità, decisività, condite da una dose di teatro che fa impazzire il pubblico. Probabilmente gestire un giocatore del genere poi si finisce in analisi alla fine dell’esperienza, però è uno che quando accende il motore, deflagra le difese avversarie. Ho contato decine di soluzioni diverse nell’arsenale, letture perfette nei mis-match capitatigli a favore, forzature divenute sentenze per la precisione nell’esecuzione. La stessa valutazione finale è il fatturato di metà squadra, e qualcosa più; segno che alle volte, quando la qualità è due-tre volte superiore, il solismo non è una spiacevole versione della pallacanestro.

Raffaele Baldini (www.cinquealto.wordpress.com)

Pubblicato il febbraio 10, 2014 su HighFive, News. Aggiungi ai preferiti il collegamento . Lascia un commento.

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