L’editoriale di Basketnet.it: Il basket italiano è nudo

Final8 e l’appeal del basket in calo, quali colpe?

http://www.basketnet.it/it/il-basket-italiano-nudo/256149

TV-rotta_cSono risuonate come campane a morto le cifre relative all’audience registrato nella tre giorni milanese per le Final8; non bastasse, con l’uscita di scena prematura di Milano e Cantù, si è piantato l’ultimo chiodo alla bara. Se le vittorie hanno moltissimi padri, le sconfitte sono orfane, e forse sta proprio nella “solitudine” il problema del nostro basket. La pallacanestro vive di luce propria, quella di uno sport accattivante a prescindere dalle passioni, spettacolare ed emozionante; questi presupposti nell’era moderna non bastano, serve necessariamente il supporto mediatico per non relegare un’opera d’arte nella soffitta più polverosa e dimenticata del nostro paese.

La RAI ha fatto un grande sforzo a coprire l’evento delle Final8 (che continuo a considerare la formula più azzeccata di sempre), con dignità ma come sempre trascinati da tiepida passione, serve di più. Serve innanzitutto continuità nel proporre basket, serve “vendere” l’attesa dell’evento, serve creare nell’utente un substrato conoscitivo per non leggere un libro dall’ultimo capitolo.

PROPORRE BASKET

Da questo punto di vista sembra che il servizio pubblico debba liberarsi settimanalmente di un “male necessario”; partite neanche scientemente scelte fra i big match della giornata, in un orario dove il mostro egemone del calcio cattura anche il più distratto appassionato sportivo. Il pacchetto basket domenicale rimane povero anche di contenuti extra, un modo come un altro per creare artifizi utili a calamitare l’attenzione. Bene lo sport in chiaro, purchè non sia sciapo.

“VENDERE” L’ATTESA

Ora, non dico che ogni partita di pallacanestro debba essere presentata come la Finale del Super Bowl, un livello tale di bombardamento mediatico che rincoglionirebbe anche uno in meditazione ZEN. Basterebbe l’ottimo confezionamento che proponeva Sky sia per le partite di campionato che per qualsiasi evento palla a spicchi, partendo da lontano e avendo cura delle sfumature (immagini, musica, linguaggio); un pò come si sta facendo per il calcio, in cui un ammasso di mediocri giocatori (eccetto alcuni), vengono venduti come campioni stellari immersi in ambientazioni storiche o fantascientifiche in attesa della sfida diretta. Sempre il mostro a più teste del calcio riesce a far diventare notizia dell’anno il passaggio di D’Ambrosio all’Inter o di Osvaldo alla Juve…. capite quindi quanto la minestra di cipolle può essere venduta come il piatto pregiato del miglior ristorante di Joe Bastianich?

CONOSCENZA STORICA

Nello sport di nicchia sembra tutto molto allineato alla mitica lectio brevis di Benigni: “i Babilonesi? sono tutti morti”… punto. Così anche i grandi personaggi del nostro basket fanno fatica ad essere inseriti nei “libri di storia” dei giovani atleti; peccato che le gesta dei grandi del passato non siano riproposti romanzati a dovere, commentati magari da illuminati cantastorie come Peterson, Tavcar, Tranquillo, Buffa. Non c’è miglior modo di appassionare un giovane con elementi utili a creare una struttura conoscitiva degna di questo nome, simulacri di pionierismo cestistico, depositari di una pallacanestro tecnicamente pura. L’idea che si possa crescere nel mito di Rubini, Meneghin, Brunamonti, Caglieris, Marzorati, non è folle, basta renderlo noto a tutto quel macro cosmo che, per ragioni di età, non ha potuto viverli in tempo reale. Penso anche che riscoprendo valori di una pallacanestro italica in bianco e nero, tralasciando un secondo marziani come Lebron James e company, creeremmo più GIOCATORI e meno SCIMMIOTTATORI, vedremmo più concretezza e meno artifizi.

Capisco sia un miscuglio di vaneggiamenti di un romantico disincantato, deliri da demenza senile precoce, che a mio modo di vedere però, hanno diritto di cittadinanza. Al nuovo Presidente di Lega Minucci si chiede di osare in tal senso, dedicare tempo e risorse economiche per spargere il verbo, altrimenti Hackett e pochi altri da soli non possono bastare ad alzare l’audience e far crescere il movimento agonizzante.

Raffaele Baldini

Pubblicato il febbraio 11, 2014 su HighFive, News. Aggiungi ai preferiti il collegamento . 2 commenti.

  1. E magari far fare le telecronache a qualcuno di vivo, non ai soliti morti. Non dico Dan Peterson, ma gente come Bagatta, Buffa e magari qualche giovane giornalista appassionato. Mediaticamente parlando non c’è stata promozione, ad oggi con i canali multimediali credo si possano fare cose interessanti e accattivanti con cifre non da capogiro, ma come sempre l’immobilismo delle strutture statali o parastatali non va al di la del classico e vecchio.

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