L’editoriale di Basketnet.it: il fascino del basket…dietro le quinte

http://www.basketnet.it/it/il-fascino-del-basket-dietro-le-quinte/258135

vlade-divac-grob-drazena-petrovica-498C’è chi è interessato al mero risultato, chi al gesto atletico o alla prodezza balistica, chi agli aspetti tecnico-tattici del gioco, chi alle cheerleaders, chi al colore del tifo e via discorrendo; nel caleidoscopio emozionale di uno sport come la pallacanestro, c’è anche spazio per quello che a me intriga maggiormente: il “dietro le quinte”, la storia nascosta che costruisce lo spettacolo da cui tutti traiamo godimento; un’ esperienza “cubista” che rivolta come un calzino quello che non si vede (o non viene mostrato).
Sarà forse un’età non più adolescenziale, o un aspetto caratteriale malinconico, fatto sta che il mio approccio al basket è molto simile a quello del piccolo Totò in “Nuovo Cinema Paradiso”, folgorato dal meccanismo fascinoso del cinematografo. La pallacanestro è fatta di uomini e storie a luci spente, partite da lontano e molto spesso cariche di contenuti; ogni singola situazione è tassello del puzzle completo che poi vediamo sui campi di gioco, l’azione sul parquet come il prodotto finito di tanti, infinitesimali vissuti.
Vivo pallacanestro attraverso emozioni primordiali di cestisti, di allenatori o addetti ai lavori, anch’essi rapiti da qualcosa anche di molto piccolo ma che ha scatenato la passione. Tutti, e dico tutti, quando ripercorreranno a ritroso il loro percorso cestistico si soffermeranno su sfumature anche impercettibili: il modo di allenare di un vecchio saggio coach, un campo sconnesso di periferia in cui si è migliaia di volte proiettato virtualmente il grande palcoscenico, un autografo rubato al grande idolo. Non ci saranno quindi ricordi fatti di bottini memorabili in una partita giocata o la premiazione in pompa magna davanti a centinaia di persone; ci sarà l’intimità di attimi conservati gelosamente nello scrigno personale, che non possono essere messi alla mercè pubblica.
Amo pensare che ogni canestro di una grande campione è figlio di tante sofferenze, di tanti sacrifici e rinunce, ed è proprio quelli che voglio esaltare alla massima potenza. Come riporta il libro su Larry Bird e Magic Johnson, la sfida fra grandi giocatori non è solo quella fra le tavole incrociate del vecchio Garden o al Forum, bensì quella indiretta giornaliera, quella che ti fa dire: “ma se io non mi alleno, da qualche parte del mondo, in questo preciso istante, ci sarà qualcuno che lo farà per battermi”. Il “dietro le quinte” è uguale per tutti, a tutti i livelli gli attori principali avranno il loro “camerino” e uno specchio, in cui ci si guarda e ci si interroga su mille aspetti, momento introspettivi in uno sport di squadra.
La costruzione di uno spettacolo poi è una storia di rapporti fra persone, di fratellanza che possono sfociare in tragiche rotture, come nella commovente storia fra Drazen Petrovic e Vlade Divac (“once brothers” ndr.); o anche un percorso a ritroso, per citare nuovamente Magic-Bird, nemici prima e amici nel momento della maggior difficoltà del mito dei Lakers. Comunque convivenze fra caratteri ed estrazioni diverse, anch’essi esplicitati con sfumature diverse su un campo da basket.
Sono istantanee di teatri improvvisati, lingue di cemento newyorkesi in cui crescono e muoiono miti dalle romantiche (e drammatiche) esistenze, o cattedrali vere e proprie in mezzo ad un museo, come la palestra della Misericordia a Venezia, o il più recente hangar di Viale dei Partigiani, cuore pulsante della passione pesarese.
E infine ci sono le storie che non conosceremo mai, quelle nostre o di chi non ha avuto i fari puntati addosso, della stessa intensità e colore di quelle dei grandi; “le rughe sono la nostra biografia incisa sul volto” diceva Klara Bujtor, bene, io voglio vederle una ad una, senza il minimo lifting!

Raffaele Baldini

Pubblicato il marzo 26, 2014 su HighFive, News. Aggiungi ai preferiti il collegamento . Lascia un commento.

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