L’editoriale di Basketnet.it: colonizzazioni 2.0, la Federazione non sottovaluti il problema

Colonizzazioni cestistiche 2.0: ancora sull’Africa

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basket-ball-courtNon sembri un accanimento mediatico, men che meno sciovinismo gratuito: l’incrocio multirazziale nello sport, come in qualsiasi altro aspetto sociale, è cultura, è arricchimento in senso allargato. La mia presa di posizione è garantista di regole chiare, contro la superficialità dimostrata negli ultimi anni dalle federazioni in virtù di nebulosi dati anagrafici.

Siamo sempre al solito argomento: l’espansione a macchia d’olio del mercato cestistico verso le terre africane, in particolare in Senegal, di importanti addetti ai lavori; una ricerca di talenti che senz’altro ha radici lontane, ma che oggi assume valenza maggiore con i parametri in ballo. Già nel 2011 un articolo de “Il Foglio” a firma Beppe Di Corrado del 13.03, riportava testualmente: “l’anagrafe in Africa è un opinione. Quanti anni hai? La risposta può valere più dei documenti. Uno sceglie l’età che vuole. La situazione degli uffici africani è piuttosto complicata. Si scrive a mano, non ci sono computer, non c’è un sistema che tiene tutto insieme. Non serve prendere un aereo o piombare nelle realtà africane”.

Se poi aggiungiamo che il 40% dei minori non è iscritto all’anagrafe (stima Unicef ndr.), capiamo la portata del fenomeno. Secondo termini di legge la registrazione di nascita deve avvenire nei primi 45 giorni di vita, con dilazione fino al primo anno di età, poi qualsiasi altra registrazione non può essere fatta senza l’autorizzazione di un giudice.

Sempre da “Il Foglio”, ulteriore benzina sul fuoco: “…Medhat Shalaby, responsabile della comunicazione della Federazione egiziana che ha da poco organizzato i Mondiali under 20 ha detto che tutti i tornei giovanili vivono la piaga delle false certificazioni e che in paesi come Nigeria, Ghana e Camerun sono state riscontrate decine, centinaia di irregolarità… Non è un mistero che in Africa ci si possa spacciare per più giovani o più vecchi a proprio piacimento. Non c’è niente che possa fermare la discutibile prassi, tranne se qualcuno non riesce, vivendo in prima persona, a far emergere le incongruenze…”

Il concetto quindi rimane inalterato: la Federazione Italiana Pallacanestro non può accettare comodamente uno stato di fatto presunto, DEVE approfondire questioni che toccano in primis la regolarità dei campionati giovanili e di conseguenza tutto il vivaio indigeno, per tutelare il patrimonio nostrano da inquinate operazioni di mercato.

Ribadirò fino alla nausea che questa non è un’accusa ma un monito, in questo momento delicato del basket italiano non c’è bisogno di torbidità, tutto è plausibile purchè non vengano calpestate le regole etiche e burocratiche, in primis nel rispetto dei minorenni africani.

Raffaele Baldini

Pubblicato il aprile 1, 2014 su HighFive, News. Aggiungi ai preferiti il collegamento . Lascia un commento.

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