Paura matta, Wood-dipendenza e priorità cittadine

La paura fa… 84!

47 punti concessi alla Expert Napoli, 23 segnati, sono il segno più tangibile di una sola cosa: panico totale in casa biancorossa. Rientrati dall’intervallo i ragazzi di coach Dalmasson hanno visto con il terrore negli occhi segnare Brkic da tutte le parti, assottigliarsi il vantaggio guadagnato nei primi venti minuti, giocando a palla avvelenata in attacco; nessuno, eccetto Wood e Carra, ha avuto il reale controllo tecnico della propria pallacanestro, un passing game per linee esterne sperando…nel prossimo. E’ la normale condizione di un gruppo molto giovane, davanti alla propria numerosa gente e con due punti obbligati da conquistare; la personalità, unita all’esperienza, ha sbilanciato i rapporti di forza verso i partenopei, maggiormente strutturati con i vari Malaventura, Weaver, Brkic a gestire comodi il match. Ecco esplicitato quello che intendevo come la “madre di tutte le partite”, il valore dei due punti sicurezza per tenere a distanza Forlì, per evitare respiri affannosi e mani tremolanti fra 15 giorni, nella sfida dentro o fuori proprio contro i romagnoli.

Da queste situazioni comunque, si cresce a prescindere.

La solita’ qualità, a tratti irriverente

Ho sempre sostenuto che il basket e’ sport onesto intellettualmente: quasi sempre il più forte vince, e di conseguenza anche i valori dei singoli in un contesto di squadra fanno la differenza. Era stato cosi con Capo d’Orlando, e’ cosi con Napoli. Al di là dell’incomprensibile posizione in classifica di una compagine con un roster del genere, gli uomini che hanno deciso il match sono: David Brkic, MIGLIOR GIOCATORE del campionato la scorsa stagione, Kyle Weaver, ex NBA, mica cotica!

Irriverente e’ stata la superiorità del moro di coach Bianchi: 22 punti segnati in pantofole, con la canotta appena inumidita da qualche uno contro uno in surplace, sereno e comunicativo con tutti; la doccia di fine partita per lui, quasi superflua.

Anche elementi più “normali” come Malaventura e Bryan, vetusti ma con tanto vissuto cestistico, hanno sempre mantenuto le mani sul volante senza sbandare, punendo le ingenuità degli imberbi avversari.

La Wood-dipendenza, malattia pericolosa

Abbiamo detto in più circostanze che Brandon Wood e’ tanta roba, il vero leader della Pallacanestro Trieste 2004; segna (16 punti), smazza assist (7) con una naturalezza disarmante, cattura rimbalzi (8) e in generale crea gioco dal palleggio. E’ un uomo solo al comando che, come tale, può essere comprensibilmente fermato con minimi accorgimenti tattici: e’ a quel punto che Trieste vede spegnersi la luce, Harris non ha più tiri comodi, i giovani si appesantiscono di ritrovata responsabilità, Diliegro vaga senza bussola e in generale il gioco diventa prevedibile. Sia chiaro, squadre che lottano per salvarsi, NECESSITANO di accentratori con personalità spiccate, anche se questo debba scontarsi poi in sfide contro giocatori di livello superiore.

Priorita’: i triestini del nuovo millennio cedono alle sirene primaverili

quelli che vivono ancora di passioni...

quelli che vivono ancora di passioni… (foto D.Cechet)

Premessa: al Palatrieste, in una domenica di piena Primavera e con una squadra nei bassifondi della classifica, c’era tanta gente. Altrettanto onestamente bisogna dire che nel tempo i triestini hanno modificato le priorità, non certo come maldestramente qualcuno vuol far credere per colpa della crisi economica. Dimentichiamoci i tempi delle 4 ore di fila per entrare a Chiarbola, dimentichiamoci i pienoni nelle sfide salvezza, oggi Trieste non è più capace di fare 4 mila persone al Palatrieste; meglio la gita fuori porta (onerosa), meglio l’osmizza caratteristica (onerosa), meglio la sdraio a Barcola (non onerosa), meglio le brillanti “Color Run” di discutibile senso (parere prettamente personale). Lo zoccolo duro è quello di sempre, i veri appassionati a cui scorre sangue bollente ad ogni palla a due della squadra della propria città sono gli stessi: la passione infatti, anche contro Napoli, non è mancata sotto le volte del Palatrieste.

Nulla di grave, semplice presa di coscienza, al triestino ormai piace più far finta di correre gettandosi polvere colorata in testa, che entusiasmarsi al gioco della pallacanestro, in seconda serie nazionale, in una drammatica sfida salvezza da giocarsi.

Raffaele Baldini (www.cinquealto.wordpress.com)

Pubblicato il marzo 31, 2014 su HighFive, News. Aggiungi ai preferiti il collegamento . Lascia un commento.

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