Il film stagionale, con lieto fine

Il film di una stagione: Pallacanestro Trieste 2004 e la salvezza in Adecco Gold

pellicolaCome si potrebbe intitolare un film stagionale come quello vissuto dalla Pallacanestro Trieste 2004? Travolti da un insolito destino nel mare d’azzurro d’agosto? Fuga per la vittoria? Sogno d’ una notte di mezza estate?

Fate voi, basta che ci sia come comun denominatore il fulcro di un’annata: l’iniziativa di 5 appassionati che ha permesso di racimolare i danari per iscrivere la squadra in Adecco Gold, ma soprattutto il motivo per cui istituzioni e reggenti hanno subito il colpo ferale a qualsiasi ipotesi di vendita dei diritti sportivi; così la stagione 2013/14 è partita con la nuova veste dirigenziale rappresentata dal duo chiamato a furor di popolo: Mario Ghiacci come Presidente e Dario Bocchini come General Manager. Imperativo? Austerity e sfruttamento delle risorse locali, niente voli pindarici e obiettivo salvezza dichiarato.

La partenza gestionale ritardata per ovvie contingenze, una squadra tutta da formare rappresentata solo dai prodotti locali, traccia una pre-season dai connotati preoccupanti: un solo straniero, Will Harris, e tutto da decifrare nel rendimento, un italo-americano preteso da coach Dalmasson (Dane Diliegro ndr.), un “regalo” su sponda Reyer come il prestito di Francesco Candussi e un altro straniero, Kellen Thornton, meteora dimenticata in poche ore. Si comincia il campionato in queste condizioni, con Ryan Hoover atteso a chiudere il roster, fuori dai giochi per alcune partite per un trasloco negli States.

Sul campo la Pallacanestro Trieste 2004 è un’illogica allegoria, per dirla alla La Crus: la squadra votata al volo radente, spicca in imprese straordinarie come contro Verona, a Torino, contro Barcellona e a Capo d’Orlando, subendo metamorfosi contrarie e rovesci contro le “piccole”. Sarà un leit motiv di tutta un’annata, con espressioni cestistiche abbastanza chiare: i giovani Ruzzier, Tonut, Mastrangelo, Urbani, Fossati e Coronica viaggiano sull’ottovolante nel rendimento, Will Harris ritaglia scout migliori della propria incidenza, capitan Carra e Dane Diliegro le uniche vere certezze del gruppo. Si, perché Candussi abbisognerà di un fisiologico inserimento nella seconda realtà nazionale e Hoover farà tanta fatica a nascondere la propria carta d’identità. La prima autolesionistica versione di Tafazzi Trieste la mette in scena al Palacredito di Romagna alla penultima del girone d’andata: una gestione scellerata dei minuti finali regalano sul piatto d’argento una vittoria e nuova speranza a Forlì, una delle avversarie alla lotta salvezza.

Scollinato il girone di andata e l’anno 2013, la società incontra un bivio di vitale importanza: tenere Ryan Hoover o il neo arrivato Brandon Wood da Firenze? Il pubblico non ha dubbi, Dalmasson nemmeno e la società ascolta la voce popolare confermando il secondo. Altalenanti prestazioni della guardia, unite però a caratteristiche molto più consone al tipo di gioco della squadra giuliana, regalano ulteriori momenti di esaltazione: vittorie con Trapani, a Ferentino e in casa nuovamente contro Torino (con canestro decisivo da tre punti dello stesso Wood), e un +8 su Forli che sembrerebbe sussurrare parole dolci da play off più che guardinghe cautele per la zona a rischio; anche perché Harris cresce di partita in partita e Candussi capisce cosa gli viene richiesto. Invece inaspettatamente la compagine romagnola orgogliosamente tenta una rimonta possibile e Trieste perde punti per strada, soprattutto fra le mura amiche, con qualche debacle pesante in trasferta.

Si arriva alla sfida “do or die” di domenica 13 Aprile (con 4 punti di vantaggio su Forlì ndr.): 4500 spettatori caldi per trascinare all’ultimo metro prima del traguardo i propri beniamini. Partita con toni drammatici, la Fulgor che mette decisa la freccia del sorpasso, portando in dote 7 punti di vantaggio a 3 minuti dalla fine circa. Michele Ruzzier, l’hombre del partido e vessillo triestino, carica sulle spalle la squadra con un finale monstre: è salvezza! Il tripudio del Palatrieste accompagna l’impresa tanto voluta a inizio scorsa estate, lacrime e abbracci si sprecano per un grande risultato sportivo.

Di questi tempi però festeggiare troppo diventa malsana abitudine in vista della stagione a venire. La società del presidente Ghiacci si troverà una salita ancora più irta da percorrere con presupposti economici, se possibile, peggiori di quelli passati; il pieno di entusiasmo non fa cassa, ed è già tempo di costruire il futuro. Si apre una nuova, stimolante sfida all’ombra di San Giusto.

Raffaele Baldini

Pubblicato il aprile 21, 2014 su HighFive, News. Aggiungi ai preferiti il collegamento . Lascia un commento.

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