Coach Dalmasson e una nuova sfida: biennale con Trieste e la prosecuzione di un progetto giovanile

Coach Dalmasson: “ormai siamo credibili, proseguiamo nel progetto di valorizzazione dei giovani”

Dalmasson-Praticò, coppia confermata

Dalmasson-Praticò, coppia confermata

E così coach Eugenio Dalmasson non lascia, ma raddoppia. L’allenatore che ha vinto diverse scommesse in quel di Trieste, alza l’asticella delle difficoltà, firmando un nuovo biennale e sperimentando  nuove formule per elevare il progetto giovanile già in atto, con la benedizione del Presidente Mario Ghiacci.

Coach, la prima parola, il primo pensiero, la prima considerazione al momento del rinnovo…

L’ultima partita giocata in casa con il saluto  ai nostri tifosi, effettivamente poteva essere la fine di un ciclo; prima però di abbandonare una città a cui sono molto legato e un progetto in atto, era doveroso capire con la società due cose: quanto umanamente c’era la volontà reciproca di proseguire nel rapporto, e quanto c’era la voglia di aprire un nuovo ciclo, pur con basi note. Avendo da subito la sensazione che tutti avessimo le idee chiare e propositive, è stato un attimo a sottoscrivere il prolungamento.

Ha parlato di un ciclo finito a fine stagione; nel bilancio di 4 anni ha allenato squadre che lottavano per vincere i campionati, che lottavano per salvarsi, che fondavano il loro credo sui giovani locali. Che obiettivo rimane per il futuro, rispetto a quelli già centrati?

L’obiettivo di continuare un progetto basato sul creare valore aggiunto dai giovani di valore nel territorio, e anche da fuori città. Ho la prova che Trieste è tornata ad essere da questo punto di vista un esempio guardato con ammirazione nel resto d’Italia, una garanzia non scritta che potrebbe portare interessanti sviluppi. Molte società sanno che, come è stato per Ruzzier, Tonut, Candussi, il lavoro svolto da tutto il nostro staff è investimento, in primis per i giocatori, poi per le società d’appartenenza. Il nostro passaggio ulteriore sarà quello di affinare un lavoro già buono, per costruire cestisti ancora più pronti per il salto di qualità.

A proposito: dopo la beneficiata dei vari Ruzzier, Tonut, Urbani, ecc. all’orizzonte giuliano non c’è proprio tanto talento da poter lanciare in una seconda serie nazionale. Che si fa, si guarda nel resto d’Italia?

Il primo passaggio è quello comunque di sondare a fondo il panorama giovanile locale, ricordo che i giocatori da te citati sono venuti fuori anch’essi da una cerchia molto ampia di atleti. Poi è vero, forse dalla classe ’98-99 potremmo vedere i presupposti di una nuova infornata di talenti; bisogna avere pazienza un paio di anni, senza ovviamente nessuna preclusione a validi elementi provenienti da fuori città. Intanto che la storia recente diventi sprone alle leve ancora acerbe, uno stimolo per lavorare ancora più forte con il sogno di vestire la canotta della prima squadra cittadina.

Chi tratterrebbe della scorsa stagione a tutti i costi?

In un concetto di sistema come il mio, non si può prescindere dal gruppo; per cui vorrei sinceramente veder partire meno gente possibile, compatibilmente con mille altri fattori, per continuare nel progetto partito da lontano.

Una partenza pesante per rendimento e ruolo, Michele Ruzzier, apre scenari nuovi e assetti di squadra diversi. Siamo pronti a veder arrivare una combo-guard americana che funga anche da regista?

Mi ripeterò ma è un concetto che abbiamo tutti molto chiaro: un progetto per aver credibilità deve essere supportato dai fatti. Per cui il nostro lavoro principale rimane quello di cercare talenti italiani da inserire nel roster; non credete che non ci siano nello stivale giovani pronti a stare in Legadue, bisogna semplicemente scovarli sotto la polvere di qualche stagione passata in panchina o limitati da qualche infortunio. Certo che l’idea di un americano che possa coprire lo spot di playmaker e di guardia è molto vicina alla realtà, anche per alleggerire la responsabilità del prossimo regista.

Con il biennio coperto e sei stagioni di fila, lei raggiunge per longevità alla guida della prima squadra cittadina un certo Boscia Tanjevic, superando Cesare Pancotto e Dado Lombardi (5 stagioni piene e mezza stagione per entrambi); una bella soddisfazione entrare in una nobiltà cestistica di questo calibro…

Un’ulteriore, straordinario motivo di orgoglio e soddisfazione; affiancarmi a personaggi che hanno fatto non solo la storia della pallacanestro a Trieste, ma in Italia, mi lusinga a dir poco. Ma ci tengo a sottolineare che tutto questo, assume connotati elevatissimi in virtù di una presenza in una città di basket per eccellenza come Trieste. Considerazione a margine: fa piacere vedere come un’anomalia positiva porti a gratificare un allenatore, confermandolo diversi anni, non solo per i risultati ottenuti.

Raffaele Baldini (www.cinquealto.wordpress.com)

Pubblicato il maggio 29, 2014 su HighFive, News. Aggiungi ai preferiti il collegamento . Lascia un commento.

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