La Pallacanestro Trieste del futuro: un fiore nel deserto?

Nel deserto può nascere un fiore?

115_Fiore-nel-desertoUn terreno arido, secco, quasi come le casse di tre quarti società italiane di basket, in cui pochi fiori crescono in barba alla natura spietata. Camminando in questo deserto degli ultimi anni, qualche piccola oasi a Trieste si è vista, non per forza sotto forma di miraggio: squadre dalle fondamenta indigene, campionati in seconda serie nazionale dignitosi e giovani lanciati alla pallacanestro che conta. E’ possibile scommettere ancora, avendo perso Michele Ruzzier e faticando a mantenere il budget stagionale?

I presupposti ci sono, eccome, e se ve lo dice uno che fra il bicchiere mezzo pieno e quello mezzo vuoto, non vede neanche il bicchiere… c’è da crederci. Spiego il motivo del mio sottile e composto entusiasmo: la collaborazione con il patron Luigi Brugnaro e la Reyer Venezia regala a Trieste un supermercato aperto fuori orario canonico, con merce di ottima qualità. Il primo tassello sarà Nicola Akele, guardia-ala di 200 centimetri, giocatore potenzialmente devastante per la categoria; ho detto “potenzialmente”, perché nulla è scontato e il ruolo da protagonista implica mille sfumature diverse rispetto alla stagione al piano superiore senza responsabilità. Lo stesso supermercato aveva elargito alla società del Presidente Ghiacci un prodotto a lunga conservazione come Francesco Candussi, pronto a fare il definito salto di qualità (e quindi a innalzare ulteriormente il proprio rendimento). Sulle scansie rimangono due interessantissimi prospetti, uno in un ruolo chiave come quello del playmaker, rispondente al nome di Giulio Zennaro, il secondo come ala forte, Giovanni Vildera.

Rimane a Trieste Stefano Tonut, una grande notizia, figlia dell’intelligenza di un ragazzo che capisce l’importanza della scalata fatta per gradi, evitando salti nel buio pericolosi. Il nuovo ruolo, da leader giovane del gruppo, potrebbe generare un cestista nuovo, che sa essere devastante quando vuole. Attorno l’ “usato sicuro” di Marco Carra e Daniele Mastrangelo, due pretoriani alla corte di Eugenio Dalmasson, su cui investire per opposti motivi: il mancino capitano migliora la propria pallacanestro con gli anni, il mancino friulano perché vuole rifarsi dopo una stagione segnata da un grave infortunio.

Lo so, ho capito, e paro subito il colpo: mancherebbe il nuovo Diliegro e i due americani, dici poco?

Il nuovo Dane Diliegro non si troverà forse mai (anche per le casse societarie e per una scelta canalizzata agli stranieri), la strategia potrebbe essere quella di rilanciare giocatori di reparto con bellicosi stimoli: Aristide Landi o Amedeo Tessitori potrebbero fare il caso di Trieste (nomi buttati là eh…). Per i due stranieri invece siamo alla roulette russa: i soldi ci sono per osare su qualche scommessa o investire su qualche vecchio marpione dei nostri campionati; in questo caso però crediamo nella capacità di scelta dirigenziale.

Qualora tutti i tasselli andassero a incastonarsi, vi assicuro che gli ingredienti per una stagione divertente e sopra le righe, ci sono tutti… stay tuned!

Raffaele Baldini (www.cinquealto.wordpress.com)

Pubblicato il luglio 1, 2014 su HighFive, News. Aggiungi ai preferiti il collegamento . Lascia un commento.

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