Da Basketnet.it: Lasciate perdere, è inutile…

dhacketttparkerhttp://basketnet.it/it/lasciate-perdere-inutile-di-raffaele-baldini/262227

Non hanno capito niente…

We are family era lo slogan lanciato dal Presidente FIP del Friuli Venezia Giulia Giovanni Adami, alla presentazione della missione europea dell’Italia di Pianigiani. Sarà, ma questa famiglia è piuttosto vivace. D’accordo, meglio figli vivaci e ricettivi, che morti de sonno con l’aquilone in mano; però, il messaggio che filtra dalle crepe azzurre (ormai voragini), non è certo dei migliori.

Non mi metto a sgomitare per un posto in prima fila nel plotone d’esecuzione puntato verso il recidivo Daniel Hackett; il caso scoppiato nelle ultime ore è la punta dell’iceberg di un concetto mentale sbagliato. Solo in Italia, ed è una forma mentis allargabile al calcio (anzi, originaria dei pallonari), la “vetrina” Nazionale viene usata come un’ospitata da Maria de Filippi o da Vespa. Tradotto: “vado se mi porta giovamento, o se devo lavarmi la coscienza nei confronti del popolino”.

Ed è per questo che allargo il discorso, oltre il caso Hackett. Anche gli NBA, al di là del mirabile ricamo fra giocatori e FIP, che produce un vestito su misura da vendere alla stampa, non convincono nelle loro giustificazioni. Il duro lavoro di una preparazione per le qualificazioni europee, a telecamere spente e lontano dal richiamo mediatico dei rotocalchi americani, sembra affievolire lo spirito patriottico dei ragazzoni. Non generalizzo, perché Danilo Gallinari e Gigi Datome non hanno mai mostrato cedimenti di questo tipo, però…

E vi assicuro che, se al posto di una qualificazione europea fossimo in preparazione ai mondiali, di colpo lo sciovinismo alla massima potenza prenderebbe possesso di tutti i cestisti, con pugni sul petto e inni cantati (stonati) a squarciagola. Non hanno capito niente! Non hanno capito il valore di rappresentare una nazione, il messaggio che indirettamente mandano ad uno stuolo infinito di ragazzini, al movimento intero, qualcosa che va ben oltre un assegno in bianco. Lo hanno capito Parker, Ginobili, Gasol, perché non possono capirlo i nostri?

Perché nello sport italiano in cui girano soldi veri, un uomo diventa prima personaggio e poi atleta, prima tratta l’immagine e poi la sostanza, e quando la sostanza è poca, allora giù di cipria per mascherare; finchè non cambieremo questo modo di interpretare lo sport, faticheremo ad avere icone degne di essere raccontate alle generazioni successive.

Lasciate perdere maxi-squalifiche, lasciate perdere lavate di capo o “mostri” da sbattere in prima pagina. Esaltiamo piuttosto chi fatica in estate  all’ombra delle quattro mura di una palestra, chiunque esso sia e anche se portasse in dote sconfitte di 30-40-50 punti; parliamo e scriviamo di uomini che indossano una divisa gloriosa e che veramente ragionano come una famiglia, perché di attoruncoli non protagonisti ne è pieno il cinema sportivo, quello di bassa lega.

Raffaele Baldini

Pubblicato il luglio 19, 2014 su HighFive, News. Aggiungi ai preferiti il collegamento . Lascia un commento.

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