Da Basketnet.it: L’Italia e la luce in fondo al tunnel

OLYMPUS DIGITAL CAMERAItalia, troppa beltà nasconde delle insidie?

Un dato è certo: coach Pianigiani ha plasmato un prodotto facendolo rendere al massimo. Nessuno si illuda che ci siano tanti margini di miglioramento, pur essendo una bestemmia motivazionale; senza Belinelli, Gallinari, Bargnani, Hackett e Melli (gli ultimi due molto importanti nello scacchiere tattico), il materiale umano a disposizione ha espresso una identità; un compito ben svolto da una classe coesa e con una marcata etica del lavoro, con una guida spirituale (“Jesus” Datome) e qualche estroso discolaccio (tatticamente parlando) come Alessandro Gentile o Pietro Aradori. Ma ora si fa sul serio, paradossalmente ha un peso specifico maggiore la qualificazione all’Europeo, perché c’è troppo da perdere, rispetto alla presenza futura nel palcoscenico continentale, con gli NBA inseriti.

I coni d’ombra di una Nazionale convincente 

Per carattere, tendo a pensare prima agli aspetti migliorabili, rispetto a quelli archiviati come buoni. La Nazionale “light” ancora non completa un reparto, quello dei lunghi. Marco Cusin è una Dea Kalì difensiva, fa il lavoro sporco per quattro ma è solo; NECESSITA’ che il duo Cervi-Magro riesca a produrre minuti di qualità, e non è scontato. Il lungo reggiano ha ancora un approccio troppo “educato” al ruolo, ingenuo a tratti, Magro invece soffre nel dinamismo. Di fronte avremo Mozgov… ho detto tutto. Siamo leggeri ma ancora non troppo ficcanti in contropiede; eseguiamo azioni nella metà campo con discreta velocità tecnica, ma certe volte rifiutiamo l’ “uno contro uno” a campo aperto; peccato, punti ad alta percentuale non si barattano. Ultima analisi l’estro  a piccole dosi; la Nazionale implode il proprio gioco, con risultati di conseguenza, quando stagna troppo su ripetute soluzioni estemporanee dei singoli. Si è visto che, neanche un talento come Teletovic, in dosi massicce, riesce a produrre pallacanestro utile per il team. L’Italia è squadra, non una somma di talenti, deve ragionare coma una imbarcazione di canottaggio, se qualcuno rema fuori ritmo, è finita.

La luce per uscire dal tunnel dell’anonimato

La luce per uscire dal tunnel vorrebbe dire andare all’Europeo e poi a Rio (e hai detto niente). Al di là del pleonasmo di cui sopra, l’Italia piace perché, non è mai sbagliato ripeterlo, ha un’identità. Il diktat del timoniere Pianigiani è stato metabolizzato a dovere, senza parlare di soldatini, ma uomini che capiscono il senso di una compattezza di gruppo. Lettere collettive a parte, i giocatori trasudano orgoglio nazionale, un aspetto da non trascurare per battaglie che dovranno registrare un innalzamento del rendimento nelle partite che contano. Quando la palla circola veloce e i pick’n roll sono dinamici, il quintetto senza punti di riferimento specifici, crea soluzioni; non a caso, le beneficiate in questa tre giorni di torneo sono arrivate per tutti. E non è neanche un caso che quando l’Italia attacca fluida, i tiri presi sono competenti e le percentuali si alzano da oltre l’arco, caratteristica imprescindibile per una cavalleria leggera. In ultima battuta, il primo di tutti i comandamenti delle tavole della legge parchettata cestistica: DIFENDERE AGGRESSIVI. Più saremo fastidiosi, aggressivi, definendo per primi il metro arbitrale, e più la strada sarà in discesa; non c’è talento che superi la voglia di abbassare il sedere e scivolare un passo in più, e sulla abnegazione dei ragazzi…. siamo in una botte di ferro!

Ah si, cattiva compagna la proiezione a lungo termine in un torneo; quindi, quella luce in fondo al tunnel può prendere vigore solo se si pensa alle qualificazioni, anzi, al primo match. Stop.

Raffaele Baldini

 

Pubblicato il agosto 7, 2014 su HighFive, News. Aggiungi ai preferiti il collegamento . Lascia un commento.

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