da Basketnet.it: Supercoppa a Sassari, ma era una festa privata?

teatroAlza il trofeo la Dinamo Sassari, il secondo in poco tempo nell’era Sardara 2.0. Lo fa con le armi consuete, quelle dell’istinto primordiale offensivo, quelle della pallacanestro divertente e divertita. Anche questa stagione, il Banco sembra aver amalgamato tasselli diversi per estrazione ma dal denominatore comune affine al gioco di coach Sacchetti; paradossalmente l’italiano Cusin sarà l’uomo su cui lavorare di più in tal senso.
Da utente televisivo però, mi sfugge la “festa privata” organizzata nel fine settimana sassarese; titoli a nove colonne su quotidiani locali su sbalorditivi successi ai botteghini, sold out previsti e una risposta di tutta l’isola degna di nota. Spero vivamente, nella prima semifinale, che la scenografia di fondo sia quella del prepartita registrata, con presenze sparute sulle tribune; niente da fare, tutto lì l’interesse per Olimpia Milano-Enel Brindisi. Spero nella seconda semifinale con i padroni di casa presenti e carichi a pallettoni dall’ambiente, e la situazione migliora di poco. A questo punto, invasato dalla accattivante sfida fra le possibili contendenti scudetto nella finale di coppa, non vedo migliorare la mia soddisfazione mediatica: diversi vuoti, un pò dappertutto, e l’impressione che la festa preparata da Sassari per la conquista della Supercoppa, sia stata… una festa privata.
Al di là di considerazioni di costume dal peso specifico relativo, la vittoria degli uomini di coach Sacchetti manda un segnale contraddittorio (almeno per il sottoscritto): il messaggio più diretto è quello di una squadra, la Dinamo Sassari, all’altezza dei campioni d’Italia, strutturata maggiormente rispetto la versione passata, con una panchina molto lunga (necessità di coppa ndr.). Un gruppo che, a tratti, ha anche dominato tatticamente la sfida, non ne parliamo dal punto di vista fisico. Ma rimane il segnale subliminale che, riascoltato al contrario, lancia sinistri connotati: Milano senza James e Moss, con una condizione fisica evidentemente “di carico”, è ancora la più forte. Non c’è reale convinzione nel vedere Gentile sottotono, nel veder Hackett nervoso e un farraginoso attacco meneghino; piuttosto si ha la sensazione che la macchina Olimpia, una volta consumato il periodo di rodaggio, possa veramente far terra bruciata attorno a se.
Ma è un’idea personalissima, condizionata dalla storia dell’ultima decade cestistica, in cui l’organico più forte e vincente, rafforzava di anno in anno la mentalità, pur cambiando i tasselli. A pieno regime c’è da capire infatti quali sono i lato deboli della squadra di coach Banchi, ora che abbiamo la certezza che MerShon Brooks non è solo un uomo-figurina, ma è un signor giocatore.
Adoro però le pietanze saporite, voglio intimamente pensare che Sassari farà paura con l’esuberanza offensiva e la sana incoscienza, che Reggio Emilia scateni 40 anni di attesa per una stagione da urlo, che magari Cantù faccia da quarto incomodo, partendo a fari spenti. Già, avete capito che son per l’abuso di gare 7, che i cannibalismi li lascio a sport singoli e non di squadra, che trovo salutare la Supercoppa in mano a Sardara e la sua Dinamo.
Ma la prossima volta invitate tutti alla festa…

Raffaele Baldini

Pubblicato il ottobre 7, 2014 su "Passi in partenza", HighFive, News. Aggiungi ai preferiti il collegamento . Lascia un commento.

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