La passione non ha categoria. Un insegnamento per tutti gli allenatori

coach Alessandro Guidi (foto www.megabasket.it)

coach Alessandro Guidi (foto http://www.megabasket.it)

Vi racconto questa storia che non è solo figlia della riconoscenza, bensì è uno degli esempi più limpidi da trasferire alle nuove generazioni di allenatori. E, mio malgrado, è una storia che vivo dall’interno, in quel cosmo nascosto ma pulsante di passione cestistica vera che è il campionato di Promozione.

Sta di fatto che, Alessandro Guidi, allenatore cresciuto sotto l’ala di un certo Boscia Tanjevic, coach “con la valigia” per aver vissuto un “giro d’Italia” toccando piazze come Torino, Ruvo di Puglia, Perugia, Mestre, Pescara, Rovereto, Ravenna, Foligno, Conegliano, un bel giorno, anzi una bella sera, si presenta a fianco del sottoscritto in una palestra per effettuare un allenamento con la Virtus Trieste. Imbarazzo? Si, ma solo da parte mia e un pò dei ragazzi, per lui solo normale spirito di servizio verso la compagna di vita, la pallacanestro.

Ci mette poco ad urlare e a dare pacate ma decise indicazioni ai cestisti; non lesina voce e fisicità nel consumare i 180 minuti a disposizione, esattamente come in un palazzetto con giocatori professionisti. Tutto è CRESCITA: crescita conoscitiva per un allenatore alle prese con logiche molto diverse dal consueto ma per certi versi simili tatticamente, crescita dei fortunati in canotta e pantaloncini, crescita di un’idea cestistica per la stagione a venire.

La domanda, alla fine dell’allenamento, alle 22.40 circa, è sin troppo banale: “ma chi te l’ha fatto fare?”. La risposta è altrettanto spiazzante: “allenare è il mio mestiere, in attesa di destinazione, approfondisco la materia” (il tutto dicendo con il filo di voce rimasta ndr.).

Tutto ciò è l’ennesimo assist che ricevo e rigetto verso lo stuolo di allenatori giovani (e meno giovani) gravitanti a Trieste, quelli che rifiutano una panchina (quale essa sia) se non c’è un rimborso o una paga vera e propria, quelli che pensano di essere arrivati prima ancora di confrontarsi con colleghi e situazioni diverse.

Ho passato due estati a cercare giovani coaches disposti ad allenare la Virtus in Promozione, ricevendo picche regolarmente; sapete chi ha accettato l’incarico? Riccardo Perin, altro allenatore professionista (e sempre per una stretta di mano).

L’appello è il seguente: investite il vostro tempo nel fare esperienze diverse, nutritevi di conoscenza altrui per accrescerne una propria, mettete all’ultimo posto della vostra scala gerarchica il soldo. Solo così la passione vi risarcirà del tempo speso, solo così l’asticella professionale verrà alzata e solo così potrete sperare di diventare allenatori. Altrimenti sarete una brutta copia dei grandi maestri, una scatola molto bella ma dai contenuti vuoti.

Ah si, per la cronaca, l’allenamento ha avuto un bis….

Raffaele Baldini (www.cinquealto.wordpress.com)

Pubblicato il ottobre 17, 2014 su "Parola di Coach", HighFive, News. Aggiungi ai preferiti il collegamento . Lascia un commento.

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