Cosa c’entra la campagna elettorale con la pallacanestro? Ma come, non mi sarete così ingenui da omettere tutto il decorso cestistico post Stefanel in salsa politica. La pallacanestro, e non lo dice il sottoscritto ma la storia, è il veicolo più potente elettorale a Trieste; migliaia di voti potenziali che possono spostare e fare la differenza: chiedete a Illy, Dipiazza e Cosolini e mi saprete dire.
I più attenti segnaleranno che le elezioni comunali si svolgeranno appena nel 2016, ed è esattamente la tempistica ideale per muoversi ora. La sensazione è che stiamo vivendo un deja-vù: quello maledettamente triste del 2004, pre-fallimento e rinascita sotto altra denominazione. Le similitudini sono le seguenti: c’è una proprietà attuale debole ma eticamente pulita, con cda uscente praticamente mai rimpiazzato, alle prese con una missione difficile di reperimento finanze. Questa proprietà, china sul proprio operato, subisce giornalmente curiosi “rallentamenti” esterni; viene, in pratica, messa in difficoltà. Allora come oggi si può salvare la “baracca” senza esagerati carpiati, unica cosa è da capire se c’è la volontà.
Allora come oggi, potrebbe avere senso creare una nuova realtà, a suo di slogan e progetti a lungo termine, che porti un ricambio d’aria e magari stimoli il popolo di appassionati. Da sempre, la legge di chi viene dall’esterno (eccetto per la Triestina Calcio ndr.) è manifesto più credibile di chi “legifera” dall’interno.
Quindi si stanno definendo le fazioni: quella filo-cosoliniana, ed è la proprietà attuale, per il mandato-bis dell’attuale sindaco, e un’altra che potrebbe appoggiare l’avversario. Nulla è certo, e potrebbero essere solo deliri del sottoscritto condizionato da fantasmi del passato, però movimenti sotto pelle ce ne sono e non di poco conto.
Ideale crono-programma di entrambe è quello di fare una stagione, quella prossima, di alto livello, qualsiasi fosse la categoria di appartenenza: la A2 o la DNB acquisendo diritti dopo la rifondazione. Stare al vertice vincendo molto è il miglior viatico al successo politico. Per chi strabuzzasse gli occhi a fronte dell’accostamento ardito fra serie A2 e DNB, espongo un’ulteriore personale pensiero: vincere un campionato di DNB porta nettamente più voti che vivere una salvezza tranquilla in seconda serie nazionale. Sono logiche strane ma conclamate: e lo sta dimostrando l’entusiasmo in alcune piazze storiche, vedi Siena, Bologna, Treviso.
La mia idea però è che una casa ricostruita sulle ceneri di quella vetusta e consumata dal tempo, ha una solidità maggiore, ma sarà priva dell’anima di chi ha vissuto quella precedente.
Raffaele Baldini (www.cinquealto.wordpress.com)
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