I segnali silenziosi della pallacanestro

OLYMPUS DIGITAL CAMERACi sono dei gesti, degli sguardi, delle insignificanti sfumature che fanno la differenza fra una vittoria ed una sconfitta. Non è detto che questo riguardi per forza una vittoria o una sconfitta su un campo da basket.

Grayson si mangia il campo per un recupero

Siamo nel primo tempo, una palla persa di Trieste banalmente e la transizione rapidissima offensiva di Casalpusterlengo; Issiah Grayson divora i 28 metri di campo per difendere il proprio canestro, in un tentativo estremo. Solo la sua velocità riesce e compiere un’autentica prodezza difensiva, sporcando il possesso ospite, applaudita a lungo da tutto il pubblico. Una giocata del genere da sola può essere il segnale più forte mandato ai compagni, e a se stesso. Non è un caso che l’ottima partita del play è figlia di due-tre giocate difensive, quelle per capirci frutto della fatica, della voglia.

L’abbraccio di Stefano a “Fox”

Un brusìo come uno tsunami, quell’errore da sotto che ti fa sprofondare col morale sotto terra. Ma la vita di un giocatore di basket è fatta anche di queste “bastonate”, e Massimiliano “Fox” Fossati lo sa bene. Successiva azione, e fallo subito: Stefano Tonut, leader della squadra ma soprattutto compagno ed amico, capisce il momento e lo abbraccia prima di andare in lunetta. 2500 persone capisco quello che forse solo pochi prima avrebbero capito. Gli errori successivi? Ininfluenti..

I minuti di panchina a guardare l’orgoglio vincere

Qualcuno penserà diversamente, io resto della convinzione che i minuti di panchina “concessi” nel finale a Holloway da parte di coach Dalmasson, sono fortemente voluti. C’era da mandare un messaggio forte all’ala americana, un segnale che facesse capire quanto sia indispensabile sacrificarsi tutti assieme. “Ehi Murphy, guarda come i tuoi compagni vincono la partita!”, è il messaggio neanche troppo subliminale; se il ragazzone metabolizza senza permalosità, in futuro sarà difficile vedere la versione indolente vista contro Casalpusterlengo e Trieste potrà veramente guardare ad una stagione più interessante del previsto.

Non trascurate le sfumature, sono i tasselli mancanti di una risposta sportiva che non trovate, sono l’essenza di quello che non si vede al primo impatto.

Raffaele Baldini (www.cinquealto.wordpress.com)

Pubblicato il dicembre 9, 2014 su HighFive, News. Aggiungi ai preferiti il collegamento . Lascia un commento.

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