Da Basketnet.it: il basket di ieri e di oggi… questione di slow-motion?

1http://www.basketnet.it/it/basket-di-ieri-e-di-oggi-questione-di-slow-motion-di-r-baldini/266356

Ho seguito con passione un’interessante tavola rotonda, a sfondo cestistico ovviamente. Oggetto del contendere, il più inflazionato interrogativo: i giocatori di pallacanestro hanno più tecnica oggi o 30-40 anni fa?

Va bene, meglio l’uovo oggi o la gallina domani, istinto o ragione, Dio esiste oppure no… potremmo disquisire ad oltranza sulle tematiche esistenziali, spaccando in due il pianeta. Come ogni frequentatore del bar dello sport, anch’io ho maturato la mia idea, e suonerà ai più come il classico diplomatico pareggio.

Il primo aspetto secondo me da valutare è l’insegnamento, di allora e di oggi: su questo punto possono dire, maldestramente e a livelli infimi, di aver “subito” la forma mentis generazionale degli allenatori. Negli anni ’80 si lavorava moltissimo sui fondamentali, sia individuali che di squadra, si ampliava il raggio conoscitivo con soluzioni oggi estinte, tipo l’ “arresto-passo-e-tiro”. Anche le sfumature venivano curate, come l’abuso (nell’accezione positiva del termine) della “finta”. Forse, e dico forse, anche perchè gli schemi necessitavano di cure attente alla summa dei fondamentali: passaggio, portare un blocco, tagliare, ecc. Oggi il pick’n roll ha spogliato il gioco e reso più semplice l’approccio, diciamo commestibile a tutti, anche ai più “grezzi”. Insomma, per un parallelismo con l’architettura: non ci sono più gli artigiani capaci di ricamare capitelli, modanature, basso e altorilievi…semplicemente perchè l’architettura moderna non contempla i preziosismi scultorei e vive di parallelepipedi intersecati spogli.

E’ anche vero però che le “armi” per battere il proprio avversario nella pallacanestro sono sempre quelle, dal lontano 1892; a parità quindi di atletismo esasperato (vedi i superuomini di oggi), rimane unica via al vantaggio tecnico il perfezionamento dell’arte cestistica. Non mi direte che oggi Durant per battere Bryant può solo affidarsi all’atletismo, giusto?

Quindi sono convinto che i big mondiali sia dotati di un bagaglio tecnico clamoroso, migliore rispetto a quello degli anni ’80, per il semplice fatto di doverlo eseguire al triplo della velocità. E se fosse quindi tutta una questione di percezione visiva? Il movimento allo “slow-motion” anni ’70-’80 è maggiormente percepibile dall’occhio attento (ma non troppo allenato) della vastità di appassionati, rispetto al vorticoso ritmo moderno. Noi oggi viviamo di stupore differito, nel senso che rimaniamo a bocca aperta quando rivediamo al replay (!!) un cross-over di Steph Curry, perso o quasi in diretta.

O tutto può essere ricondotto all’evoluzione della specie: i grandi giocatori degli anni ’70-’80 erano quelli dotati di tecnica, atletismo e conoscenza del gioco… esattamente come quelli del 2015. La discriminante può essere senz’altro correlata ad un diverso tempo dedicato ai fondamentali negli allenamenti del basket giovanile, e ancor più da una volontà del singolo atleta. Dove negli anni ’80 si registravano storie uniche di stakanovismo con la palla a spicchi nell’Europa balcanica (vedi Petrovic per esempio) e mondiale (Bird per esempio), oggi è molto più facile disperdere un giovane cestista nella perdizione artificiale di play station o similari. La “fame” sportiva è cambiata, è questo è certo.

Alla fine, come in ogni cosa, ognuno porterà appresso l’idolo della propria generazione, perchè è naturale riconoscenza verso chi ha trasmesso emozioni ad una coscienza sensibile, e sarà il vessillo da sbandierare ad imperitura memoria.

Raffaele Baldini

Pubblicato il gennaio 13, 2015 su HighFive, News. Aggiungi ai preferiti il collegamento . Lascia un commento.

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