Ferentino ultima fermata… o porta verso il Paradiso?

11149294_10206519676221396_4482836568599327072_nInsomma ci siamo. Si finisce di filosofeggiare o a sciorinare algoritmi possibili, la palla a due di domenica sul Ponte Grande aprirà i quaranta minuti più importanti dell’ultima decade cestistica a Trieste, quelli che potrebbero portare ai Playoffs. L’hanno sostanziato anche i muri, l’impresa è di quelle titaniche, in virtù di due roster sbilanciati (a favore dei ciociari ovviamente), di una patina un pò sbiadita nelle ultime settimane in casa giuliana, e da uno Stefano Tonut in recupero fisico. Tant’è che in queste situazioni esistono leggi scritte e quelle non scritte: quelle sottintese avvalorano la tesi che un giocatore, di fronte a una sfida senza ritorno, vive una sorta di anestetizzazione; non pensate quindi a un “Tonno” dimesso…

Concordo con Alfredo Moruzzi e con coach Ciani (con un piccolo distinguo): Trieste per vincere deve poggiarsi sulle spalle solide di Holloway e deresponsabilizzare un pò Tonut. In pratica “Big-Murphy” deve ricevere tanti palloni giocabili, sotto canestro, pronto eventualmente a scaricare palloni per tiratori “piedi per terra” come Stefano e Grayson. Lo stesso Issiah deve continuare a prendersi responsabilità per distogliere un secondo l’attenzione della difesa della FMC sui soliti due terminali. E poi c’è la chiave delle chiavi: l’intensità. Ma io la vedo in questi termini: non per forza Trieste deve giocare ad alti ritmi (come suggerisce coach Ciani), il rischio fuori casa, contro una compagine molto “umorale”, è quello di alimentare la benzina nel motore ciociaro e innescare tutti gli effettivi. Serve maggiormente un’intensità omogenea difensiva, con l’aggressività a soglia; quintetti costanti, fastidiosi, anche sprecando qualche fallo per togliere ritmo agli avversari.

Di certo possiamo ricamare le lavagne tattiche più illuminate di questo mondo, ma se Carra e soci tirano come nelle ultime due uscite in trasferta, allora tutto diventa difficile. L’altra variabile, un “must” nelle vittorie triestine, trovare l’elemento esterno alla triade Holloway-Tonut-Carra, protagonista per una notte.

In ultima battuta (o forse la prima), la questione mentale: tutti i ragazzi di Dalmasson devono ben tenere a mente che una partita di pallacanestro è fatta di situazioni, di break positivi e negativi; più un giocatore resta “in controllo” durante questi maremoti, più governa con competenza la propria pallacanestro.

Scandito il tempo che divide la Pallacanestro Trieste 2004 dalle 18.00 di Domenica pomeriggio; una città attaccata alla radio, una speranza che soffia forte dal capoluogo verso Ferentino, un fardello leggero per i protagonisti, già vincenti a prescindere.

Raffaele Baldini (www.cinquealto.wordpress.com)

Pubblicato il aprile 17, 2015 su HighFive, News. Aggiungi ai preferiti il collegamento . Lascia un commento.

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