Chi ha più paura? L’isola che…c’è, le sensazioni di una serie

Il muro biancorosso

Il muro biancorosso

E adesso? Chi ha piu’ paura?

Strano il basket, oggi ti spiana la strada e libera la mente, domani ti mette un fardello pesante come un macigno in previsione di gara 5. Il frastuono assordante degli oltre 6000 tifosi del Palatrieste, quei due match-ball sprecati, gara4 persa abbastanza nettamente, l’incubo vissuto da Verona…insomma, al Palasanfilippo mercoledi se c’e’ una squadra un po’ stressata, quella e’ Brescia.

Attenzione, nessuno dimentichi un principio: la Leonessa Brescia e’ piu’ forte della Pallacanestro Trieste 2004. Secondo aspetto, una bombonera come il teatro bresciano puo’ diventare un fattore, come lo e’ stato il Palatrieste per i giuliani.

Pero’ una gara 5 e’ una battaglia di nervi, l’inerzia e’ come una stilettata che penetra nella pelle del piu’ debole; anche in questo caso la squadra di Dalmasson ha un alleato, ed e’ quella “benedetta” gara senza ritorno giocata a Ferentino. Lì Coronica e soci sono cresciuti, la banda di insolenti ragazzini e’ diventata matura, ha saputo trasformare la tensione da “spalle al muro” in energia vincente.

Tutto questo considerando che quasi nessuno però ha ribaltato una serie vincendo tre partite di fila nell’arco di una settimana…

Brescia… 300 chilometri di speranza biancorossa

Seconda stella a destra, questo è il cammino, e poi dritto, fino al mattino…poi la strada la trovi da te, porta all’isola che non c’è.
Bennato la chiamava Isola che non c’e’, i tifosi invece quell’isola la conoscono bene. Non c’era, ad Agosto di quasi un anno fa, pian pianino si e’ materializzata cammin facendo, da ieri e’ a qualche decina di metri dalla costa.

E quel pedalo’ salpato per affrontare il mare grosso della serie A2 e’ divenuto vascello, battente bandiera alabardata; e il vento ha soffiato forte, un vento di Bora cresciuto come la passione cittadina. Se nei pomeriggi domenicali, il triestino medio rinuncia a “branda” e Barcola, allora vuol dire che la malattia cestistica e’ irreversibile. Saranno in tanti mercoledi alla volta di Brescia, sperabilmente (!!) con qualche pullman tempestivamente prenotati dalla societa’. Altrimenti la solita carovana di automobili… tutti in cammino, dritti… sino al mattino.

Sensazioni: Brescia ha talento, Trieste e’ piu’ fresca

Una sensazione forte l’avevo avuta gia’ in gara 3: Brownlee e soci sembrano piu’ stanchi dei triestini, l’eta’ media piu’ alta e l’alto grado di fisicita’ sembrano pesare sulle gambe dei lombardi. Non e’ un caso che gia’ nel terzo quarto diversi componenti di coach Diana, palesavano sguardi da “San Pietro sulla traversa” e minor esplosivita’ e precisione. Proprio Justin Brownlee e’ il manifesto di un rendimento in calo, sempre pericoloso, ma non onnipotente come in gara 1 e 2. La Leonessa pero’ puo’ poggiare il proprio credo cestistico su competenze di rilievo: la regia di Fernandez, quando non e’ costretta a far punti, regala giocate comode per i compagni; Passera incide ed ha esperienza necessaria, Cittadini, se gestito, fa male in area pitturata. Brescia sorride anche perche’ riscopre un Nelson attaccante e altri terminali possibili come Loschi, Benevelli e Alibegovic. Insomma, se la qualita’ non dovesse incidere, allora di cosa parleremmo?

Esigenza: tre fischietti all’altezza

Unica nota stonata di una serie splendida e’ quella riferita alla terna con fischietto in bocca. Prestazioni negative, non all’altezza e costellate di errori; gara 5 necessita di uomini di personalita’, possibilmente con una levatura da categoria superiore, per garantire il “must”, cioe’ metro uniforme per tutti i quaranta minuti. Quindi, non individui condizionati dagli eventi, non finti sergenti di ferro che commissionano tecnici a destra e a manca per essere “virili”, ma freddi DIRETTORI DI GARA.

Raffaele Baldini (www.cinquealto.wordpress.com)

Pubblicato il maggio 11, 2015 su HighFive, News. Aggiungi ai preferiti il collegamento . Lascia un commento.

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